Diario di bordo

Articolo sorella Miriam

Custodire la vita e generarla con creatività - Testimonianza di sorella Miriam

Abbiamo intervistato sorella Miriam della famiglia religiosa delle Discepole del Vangelo che condivide con noi alcuni momenti di vita comunitaria. Tra i numerosi servizi che svolge, proviamo a conoscere meglio la sua responsabilità come assistente religioso. 

Come scopri la vita nei reparti?
È una domanda ampissima! Quando dico che lavoro al Sant’Anna, immediatamente molti mi dicono: “Che bello con i bambini!”. In effetti è un ospedale importante per la maternità, però direi che questo è un primo livello, il più visibile. Sì, c’è la vita che pulsa con tutta la sua energia in quelle culle, c’è il respiro dell’umanità di domani. Però vedo la vita anche nelle culle di quei bambini che invece lottano per vivere perché noi “già navigati” in fondo non sappiamo dare certezze; vedo la vita negli sforzi generosi ed eroici dei loro genitori che, in silenzio, vegliano accanto a loro; vedo la vita anche dove essa, per come la conosciamo, sta volgendo al suo termine ma viene lasciata senza nulla in sospeso e nella pace.

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Foto Articolo Testimonianza Acc

La vocazione: chiamati ad essere se stessi

Che cos’è la vocazione? È un quesito difficile con cui cominciare, ma vorrei provare a chiedermelo ancora, cercando di rileggere la mia storia per abbozzarne una soluzione. Sicuramente, prendere sul serio questa domanda e cercarvi una risposta autentica è un’azione impegnativa e non delegabile: è solo tua. Penso che in realtà, scegliere se stare o no davanti a questo interrogativo è già la prima e fondamentale questione da porsi. È tua la scelta di ignorarlo o di prestarvi attenzione, di lasciarti toccare da una domanda grande come te e di più. È tua la scelta di prendere in mano la tua vita, di desiderarne il meglio, oppure semplicemente, di lasciarti trasportare da quello che succede, da quello che ti piace oggi. 

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studio

LO STUDIO, CHIAMATA E VITA

Vivere il seminario vuol dire mettersi in gioco con le varie sfide che la vita presenta, mettersi in dialogo con i giovani e in cammino con le persone che incontriamo nella nostra strada. Tutto ci è donato per approfondire la “grande chiacchierata” con il Signore, chiacchierata che abbraccia tutta la vita. In seminario, abbiamo la possibilità di viverla nel silenzio, coltivando le amicizie o impegni pastorali, vivendo le nostre domande, fatiche, desideri o nella letizia. Tutte queste dinamiche chiedono di prenderci sul serio, di stare di fronte a noi stessi. Ecco, lo studio della teologia durante gli anni del seminario: il primo impatto è già interessante: non scelgo io di studiare, ma mi è chiesto. 

A differenza dei miei coetanei, che hanno intrapreso un percorso universitario, scelto secondo i propri interessi, a noi seminaristi è la Chiesa che ce lo chiede. Lo studio non guarda chi sei, da dove vieni o che percorso hai fatto in passato: ti chiede di viverlo. Il primo passo è quello di fidarsi della Chiesa, che offre questo percorso in preparazione al sacerdozio. Dopo una laurea al Politecnico, tutto avrei pensato fuorché di rimettermi a studiare, peraltro materie totalmente diverse da quelle alle quali ero abituato. Ho provato a fidarmi, e così mi sono sorpreso nello sperimentare una dimensione attraente: la gratuità. Noi non studiamo solo per noi stessi, studiamo per conoscere Cristo e per portarlo nella nostra vita. Che roba, ragazzi, quando questa coscienza è viva: il nostro studiare prende tutto un altro gusto, anche quando la sera sei più stanco o la materia risulta più ostile. Si arriva ad amare lo studio senza subirlo, a vivere lo studio come vocazione. Da qui nasce anche una carità verso se stessi: lo studio ci è donato per scoprire, per conoscere sempre di più quella Presenza che ci rende felici.

Lo studio è anche esperienza di fraternità: è condivisione della gioia e della scoperta, ma anche della fatica dello stare sui libri. Studiare in comunità non toglie la fatica, ma accompagna a guardare tutto più in profondità; come in montagna, durante una cordata: ci si aiuta dandosi forza a vicenda senza aver timore di chiedere al compagno una mano, commuovendosi del bene che si riceve.

Posso dire che lo studio ha rafforzato le relazioni con i miei compagni: mi costringe ad essere vero, ad essere uomo. Una delle amicizie più strette, in seminario, è nata proprio dalla condivisione quotidiana dello studio nell’ “auletta- studio” e dove ci sono dei volti precisi.

Ho preso l’abitudine di iniziare a studiare con una preghiera, per chiedere di diventare disponibile alla scoperta e allo stupore: senza una posizione di umiltà, non si può imparare, come succede nelle cose semplici della vita. Se chiediamo di essere veri, se cerchiamo la verità in quello che facciamo, allora la nostra esistenza è orientata necessariamente verso il bene e verso la bellezza. È questa la portata dello studio: la sua stessa natura, la ricerca della verità, implica l’andare a fondo delle cose. Mi sento particolarmente fortunato perché la ricerca della verità, rispetto a ciò che studio, coincide strettamente, per me, con la ricerca di Gesù. Ogni volta riesce a sorprendermi, ogni volta riesce a farmi cogliere qualcosa di importante per la mia vita e per il mio desiderio di felicità. Auguro a tutti di poter vivere lo studio in questa maniera.

Matteo

articolo te deum 2020

C'è qualcosa per cui ringraziare?

Ragazzi… che anno!  Chiudendo gli occhi, come tanti fotogrammi, si ripercorre il 2020: pandemia, scuole chiuse, andrà tutto bene, lock down, l’economia vacilla, non possiamo permetterci una nuova ondata, vaccino, ed ora è arrivata anche la variante inglese. La tentazione di fermarsi solo sugli eventi che ci hanno ferito è grande, ma il 2020 è stato solo questo?

Con le feste noi seminaristi siamo tornati tutti a casa, da molto tempo non passavamo dei lunghi momenti con i nostri cari. Iniziano i pranzi e le cene natalizie, quest’anno vissuti in una forma più sobria e silenziosa. Iniziano ad arrivare i messaggi di auguri per il nuovo anno: “fossi il 2021 avrei un’ansia prestazionale pazzesca”, “caro 2021, spazza via quest’anno”…

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articolo decembre 2020

Ogni momento è un possibile incontro!

Le attività pastorali del Seminario rivolte ai giovani e ai giovanissimi in questa prima parte dell’anno,  hanno preso una strada diversa; come tutti, difronte al tempo particolare che stiamo vivendo e col continuo mutare degli eventi, ci siamo anche noi sforzati per trovare strategie e “nuove” strade, per continuare a tenere i contatti e i legami coi nostri amici giovani, per raggiungere anche persone che difficilmente avremmo incontrato in un momento di ‘normalità’. 

Abbiamo così iniziato le attività con una serata dedicata ai giovanissimi, l’unica che siamo riusciti a fare in presenza. Siamo stati nella parrocchia di Sant'Alfonso in Torino il 29 ottobre scorso. Abbiamo cercato di far riflettere i ragazzi sulla tema della preghiera e sulla possibilità che questa sia una relazione, un’amicizia con Gesù. Dopo la scuola, un piccolo gruppo di seminaristi è partito per Sant’Alfonso; siamo stati raggiunti lì dal nostro rettore Don Ferruccio, dal vicerettore Don Antonio e da sorella Giuliana. Mentre preparavamo la chiesa, bene accolti da don Davide, ci è nato un pensiero: forse quella sarebbe stata l’ultima attività che avremmo fatto in presenza!

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Vivere il tempo che ci è dato

“Si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con le sue difficoltà” (Aldo Moro). Dopo aver vissuto a causa della pandemia in maniera così diversa il tempo di Quaresima e di Pasqua, abbiamo iniziato il tempo liturgico dell'Avvento in maniera altrettanto strana. I sentimenti che proviamo sono molti. Per tutti, in un modo o nell'altro, ci sono fatiche ed incognite, paure ed attese ed in tutto questo le nostre vite stanno cambiando. Di fronte a questo possiamo però porci due domande: “ci siamo veramente in questa realtà? E come ci stiamo?”.

Domande che, a dire il vero, valgono in ogni momento della nostra storia, ma alle quali forse, proprio in contesti del genere, vale la pena dare risposta. Tentiamo di farlo lasciandoci ispirare da due brani della Parola di Dio che hanno dato inizio alla liturgia dell'Avvento.

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Articolo liturgia 3 12

L'esperienza nella liturgia: Dio è veramente qui tra noi

Ci capita spesso, quando le relazione con i ragazzi in parrocchia diventano più informali, di ricevere qualche battuta ironica sulla nostra scelta di vita. Sul podio delle più gettonate ci sono sicuramente le considerazioni sulla Messa. «Oh, ma quanto è noiosa la Messa? Ma è sempre uguale, si ripetono le stesse cose ogni volta!».
Ecco, penso che la vita di un seminarista sia abbastanza uno scandalo anche rispetto al tempo passato in preghiera: in seminario, infatti, celebriamo la Messa tutti i giorni, per di più al mattino, e come se non bastasse preghiamo insieme anche la liturgia delle ore. Prendo allora le mosse da uno stimolante incontro di martedì scorso 17 novembre con la prof.ssa Morena Baldacci.

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I NEO DIACONI SI RACCONTANO

Il 24 ottobre sono stati ordinati diaconi Paolo, Eduard e Marco abbiamo chiesto loro di condividerci questo momento.

Paolo, cosa vuol dire per te vivere il ministero di diacono in questo tempo particolare di emergenza sanitaria?

Sinceramente credo che ci voglia molto tempo per imparare a vivere la diaconia così come vorrebbe Gesù e come lui la vivrebbe: è un dono di Dio, da chiedere continuamente e da desiderare e cercare con le nostre poche o tante forze. Nel frattempo, tento di essere disponibile nei servizi concreti che la Chiesa e la comunità mi chiede, cercando di portare da un lato la vita di tutti i giorni, le cose belle e quelle meno belle, nelle celebrazioni, e dall'altro la vita stessa di Dio, che nella liturgia ci viene donata, dentro la quotidianità. Per questo a volte la preghiera e il pensiero, vanno proprio a quelle persone povere, sole, malate, che in questo periodo vivono la solitudine e la malattia negli ospedali o a quelli che lì stanno lottando in prima linea per salvare vite umane. Sento che son chiamato a pregare per tutti loro e anche a nome di chi non crede e non prega più.

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