Diario di bordo

Natale del Signore

NATALE DEL SIGNORE

Il Verbo di Dio si è manifestato nella carne una volta per sempre. Ma, in chi lo desidera, egli vuole continuamente rinascere secondo lo spirito, perché ama gli uomini. Così, ridiventa bambino e si forma in loro con il progredire delle virtù. Il Verbo si manifesta nella misura in cui sa di poter essere ricevuto da chi lo accoglie: non limita la manifestazione della sua grandezza per gelosia, ma misura l'intensità del suo dono secondo il desiderio di chi brama vederlo. 

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Anno della Fede

La voce del Vescovo Cesare

Carissimi, un bambino che nasce è sempre un’esperienza forte per ogni mamma e papà: per chi attende con speranza un bambino, per chi è ormai anziano e risente in cuore l’emozione della vita offerta ai propri figli, per ogni figlio che ringrazia i genitori per il dono dell’esistenza. Ma anche a chi non ha più i propri cari o vive situazioni di difficoltà o di lontananza dalla famiglia… a tutti è annunciata la gioia, con le parole del profeta:

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Anno della Fede

La voce del Vescovo Cesare

Il Signore ci conceda di avere dentro di noi, pastori, la stessa passione per il vangelo che faceva dire all’Apostolo: «Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto Giudeo con i Giudei, greco con i greci, schiavo con gli schiavi, libero con i liberi, debole con i deboli, tutto a tutti per salvare ad ogni costo qualcuno.

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AVVENTO

Lc 1,67-79

È dal silenzio che sgorgano le parole più belle. Ecco l’esperienza anche di Zaccaria: dopo un lungo silenzio, esce dalla sua bocca un cantico stupendo, pieno di gioia. Il canto di chi è capace di guardare con stupore all’opera di Dio che si fa vicino all’uomo, “ha visitato il suo popolo” e l’accompagna nella storia.

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Quarta Settimana Avvento

AVVENTO

Lc 1, 39-45

Un senso di pienezza pervade la nostra attesa. Il compimento è vicino. Maria è ricolma di gioia, non può resistere a Nazaret, deve andare ad Ain-Karim per comunicare la bella notizia a sua cugina Elisabetta. Appena le due cugine si incontrano in casa di Zaccaria, subito si riconoscono come madri. Lo Spirito Santo fa affiorare alle labbra di Elisabetta un saluto che è già preghiera: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!».

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AVVENTO

Lc 1,46-55

Oggi Maria prorompe in un canto di lode al Signore. La Vergine di Nazaret canta la presenza di Dio nella sua vita, una Presenza tanto carnale e vicina quanto quella di un bambino nel grembo della mamma. Il cantico di Maria non è un generico inno ad un Dio lontano e immaginario, ma è il sussultare del cuore di una giovane donna che ha visto Dio all’opera nella sua vita. Solo il toccare con mano il Dio incarnato nella sua vita le permette di riconoscere la potente opera del Dio Santo e Onnipotente.

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AVVENTO

Lc 1,39-45

Ecco che, con stupore sempre nuovo, un sole di giustizia, salvezza e pace ancora una volta in questo aurorale tempo di attesa e speranza che è l’Avvento, lentamente, ma inesorabilmente sorge per noi! Il nostro cuore trasale, come quello di Elisabetta, al sopraggiungere della definitiva Parola di Dio: dono infinito d’amore per noi.

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AVVENTO

Lc 1,26-38

Allora Maria disse:  «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». Queste parole pronunciate da Maria sono sempre state interpretate e proposte come l’esempio più alto e perfetto di umiltà. In queste poche righe sono scritte le sorti dell’umanità: la storia si veste di divino e diventa la storia della salvezza. La nostra cultura ci porta a pensare che il termine servo abbia un significato negativo, di dipendenza, di umiliazione e di passività.

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