Diario di bordo

Anno della Fede

La voce di Papa Francesco

Io ho avuto la grazia di crescere in una famiglia in cui la fede si viveva in modo semplice e concreto; ma è stata soprattutto mia nonna, la mamma di mio padre, che ha segnato il mio cammino di fede. Era una donna che ci spiegava, ci parlava di Gesù, ci insegnava il Catechismo. Ho ricevuto il primo annuncio cristiano proprio da questa donna, da mia nonna! E’ bellissimo, questo! Il primo annuncio in casa, con la famiglia!

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Anno della Fede

La voce di Papa Francesco

La Chiesa come famiglia di Dio. Qual è il progetto di Dio? E’ fare di tutti noi un’unica famiglia dei suoi figli, in cui ciascuno lo senta vicino e si senta amato da Lui, senta il calore di essere famiglia di Dio. In questo grande disegno trova la sua radice la Chiesa, che non è un’organizzazione nata da un accordo di alcune persone, è opera di Dio, nasce proprio da questo disegno di amore che si realizza progressivamente nella storia.

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Anno della Fede

La voce di Papa Francesco

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Quando parliamo di ambiente, del creato, il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero. Il verbo “coltivare” mi richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione! Coltivare e custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti. 

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EPIFANIA

Mt 2,1-12

Davanti ad uno stesso avvenimento le reazioni possono essere molteplici. Di fronte all’evento di Gesù la storia mostra come di tutte le reazioni, una sia praticamente esclusa, o comunque molto rara: l’indifferenza. La liturgia di oggi ci propone due risposte differenti del cuore rispetto allo stesso fatto.

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TEMPO DI NATALE

1Gv 3,11-21

Giovanni sa bene fino a che punto arriva l’amore: fino all’estremo, a dare la vita. Solo lui, tra tutti i discepoli, ne ha fatto esperienza rimanendo sotto la croce e non fuggendo. Solo l’amore non lascia nella morte, perché ci fa uscire da noi stessi, sul modello dell’amore trinitario, ci apre all’altro, permette di donarsi.

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TEMPO DI NATALE

Gv 1,35-42

“Maestro, dove abiti?” chiedono a Gesù dove abiti, per poterlo seguire, per poter stare con lui. Hanno capito, dopo le parole di Giovanni il Battista, che lui è il Figlio di Dio e non vogliono allontanarsene, perdere l’occasione di stare con lui e imparare dalle sue parole. Così ascoltano il suo invito: vanno e vedono.

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TEMPO DI NATALE

Gv 1,29-34

“Ecco! E’ lui!”. Giovanni dice così ai suoi discepoli, a coloro che si erano avvicinati a lui per farsi battezzare. È la gioia del riconoscere qualcuno che è davvero importante per la nostra vita, una gioia che non può restare segreta ma va urlata a tutti. Se ci capita qualcosa di bello non lo teniamo per noi, ma corriamo subito dalla nostra famiglia, dagli amici più cari per raccontarglielo.

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TEMPO DI NATALE

Gv 2,22-28

Rimanere: voce del verbo dimorare. L’invito pressante del discepolo amato è quello di costruire casa, abitare nel cuore di Dio, nel suo amore, per un giorno ricevere la vita eterna, che ci è stata promessa. Cosa può essere di ostacolo, di intralcio in questo nostro prendere dimora e mettere radici?

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