Diario di bordo

Attività seminario 2021

PRONTI? PARTENZA, VIA!

Cari amici, riprendiamo con gioia la nostra rubrica dopo la pausa estiva e vorremmo parlarvi, in questo primo articolo, di alcune iniziative che stiamo mettendo in cantiere per giovani e giovanissimi della nostra diocesi, della nostra città! Dopo il tempo “particolare” legato alla pandemia che abbiamo vissuto tutti e che stiamo ancora vivendo, vorremmo dirvi la nostra gioia di tornare ad incontrare i giovani in seminario, ovviamente con le dovute accortezze e le attenzioni che ancora questo tempo ci chiede di vivere!

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DedeSacerdozio: un cammino quotidiano di pienezza

6 giugno 1944 il cosiddetto D-day, un giorno che ha avuto risonanza in tutta la storia. 6 giugno 2021, un giorno che almeno nella mia storia avrà la stessa risonanza. Verrò ordinato presbitero. Come ci si prepara a un evento del genere? La risposta più vera, sto capendo, è che non ci si prepara. Mi spiego meglio. Il seminario è un lungo percorso, tutto un tentativo di ascolto di sé, della realtà alla luce della Parola di Dio, cercando di stare attenti a come vuole agire nella nostra vita. È il tentativo di interpretare la storia sacra che il Signore vuole scrivere con la nostra vita e l’allenamento per lasciargli più spazio possibile. Ma diventare prete…è un’altra cosa.

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artiicolo parrocchia samuele

“L’appetito vien mangiando”: l’esperienza in parrocchia

La formazione che i seminaristi ricevono negli anni di seminario abbraccia anche la dimensione pastorale, e questo in concreto significa che i seminaristi possono toccare con mano la vita di una parrocchia e conoscere una comunità cristiana concreta, con tutte le dinamiche che la attraversano. I seminaristi hanno l’opportunità di stare in una parrocchia dal sabato alla domenica, dopo la settimana trascorsa in seminario, e così conoscere dal di dentro la vitalità della parrocchia, con i suoi gruppi, con le sue problematiche, con i suoi progetti, con uno sguardo privilegiato per i giovani e i ragazzi. Non solo al sabato e alla domenica, ma abbiamo l’opportunità di vivere la vita della parrocchia anche nel tempo dell’estate, dedicandoci a tempo pieno ai giovani e ai ragazzi. Solo immergendosi nella vita parrocchiale, i seminaristi riescono a cogliere dal vivo quali siano le esigenze della parrocchia, le dinamiche pastorali, gli orizzonti del proprio ministero futuro. 

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Bertero articolo semi

il "semi va in parrocchia"

“Semi” sta per seminarista e, per chi incontro ogni fine settimana nelle parrocchie di Grugliasco dove presto servizio, è un modo simpatico per riferirsi a me.

Stare in parrocchia il sabato e la domenica è una grande ricchezza; infatti sono i giorni in cui le persone hanno più tempo a disposizione e per chi partecipa alla vita della parrocchia, quello è il momento in cui si vive in pienezza la comunità. A me allora è data la grande opportunità di fare esperienza stando sul campo!

 È proprio il senso di comunità che mi ha colpito fin da subito e che ogni domenica sperimento durante la Messa, che a causa delle numerosa partecipazione viene celebrata nella piazzetta davanti alla chiesa. Persone di ogni età e soprattutto tanti ragazzi e giovani scelgono di dedicare qualche ora per incontrare il Signore e i fratelli.

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ESERCIZI2021

ESERCIZI SPIRITUALI: UNA RICARICA NEL QUOTIDIANO

Dalla sera di domenica 24 fino a sabato mattina 30 gennaio, abbiamo vissuto l’esperienza degli esercizi spirituali: momento tanto atteso per recuperare lo sguardo di Dio sulla nostra vita e per approfondire il nostro rapporto con Gesù. Di solito gli anni scorsi trascorrevamo gli esercizi in qualche casa di spiritualità; per il persistere della pandemia non è stato possibile e siamo rimasti in Seminario.  Certo, è stata una sfida perché il Seminario è il luogo in cui passiamo gran parte della settimana e il rischio di lasciarci coinvolgere dai lavori quotidiani o semplicemente di distrarci nella nostra camera era elevato. Da subito, però, ci siamo accorti che poteva essere un’opportunità: stare in preghiera e in silenzio per così tanto tempo nei luoghi in cui viviamo, fatichiamo e cresciamo ogni giorno ci ha permesso di vedere il presente con altri occhi. Nel silenzio e nella preghiera ci siamo accorti, con uno sguardo nuovo, del dono prezioso che ciascuno di noi è, e insieme del dono che è il luogo in cui viviamo: la fraternità e la casa, due aspetti così ricchi di richiami a quel Dio che ci ama senza stancarsi mai e dal quale attingiamo vita per ogni nostra azione.

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Articolo sorella Miriam

Custodire la vita e generarla con creatività - Testimonianza di sorella Miriam

Abbiamo intervistato sorella Miriam della famiglia religiosa delle Discepole del Vangelo che condivide con noi alcuni momenti di vita comunitaria. Tra i numerosi servizi che svolge, proviamo a conoscere meglio la sua responsabilità come assistente religioso. 

Come scopri la vita nei reparti?
È una domanda ampissima! Quando dico che lavoro al Sant’Anna, immediatamente molti mi dicono: “Che bello con i bambini!”. In effetti è un ospedale importante per la maternità, però direi che questo è un primo livello, il più visibile. Sì, c’è la vita che pulsa con tutta la sua energia in quelle culle, c’è il respiro dell’umanità di domani. Però vedo la vita anche nelle culle di quei bambini che invece lottano per vivere perché noi “già navigati” in fondo non sappiamo dare certezze; vedo la vita negli sforzi generosi ed eroici dei loro genitori che, in silenzio, vegliano accanto a loro; vedo la vita anche dove essa, per come la conosciamo, sta volgendo al suo termine ma viene lasciata senza nulla in sospeso e nella pace.

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Foto Articolo Testimonianza Acc

La vocazione: chiamati ad essere se stessi

Che cos’è la vocazione? È un quesito difficile con cui cominciare, ma vorrei provare a chiedermelo ancora, cercando di rileggere la mia storia per abbozzarne una soluzione. Sicuramente, prendere sul serio questa domanda e cercarvi una risposta autentica è un’azione impegnativa e non delegabile: è solo tua. Penso che in realtà, scegliere se stare o no davanti a questo interrogativo è già la prima e fondamentale questione da porsi. È tua la scelta di ignorarlo o di prestarvi attenzione, di lasciarti toccare da una domanda grande come te e di più. È tua la scelta di prendere in mano la tua vita, di desiderarne il meglio, oppure semplicemente, di lasciarti trasportare da quello che succede, da quello che ti piace oggi. 

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studio

LO STUDIO, CHIAMATA E VITA

Vivere il seminario vuol dire mettersi in gioco con le varie sfide che la vita presenta, mettersi in dialogo con i giovani e in cammino con le persone che incontriamo nella nostra strada. Tutto ci è donato per approfondire la “grande chiacchierata” con il Signore, chiacchierata che abbraccia tutta la vita. In seminario, abbiamo la possibilità di viverla nel silenzio, coltivando le amicizie o impegni pastorali, vivendo le nostre domande, fatiche, desideri o nella letizia. Tutte queste dinamiche chiedono di prenderci sul serio, di stare di fronte a noi stessi. Ecco, lo studio della teologia durante gli anni del seminario: il primo impatto è già interessante: non scelgo io di studiare, ma mi è chiesto. 

A differenza dei miei coetanei, che hanno intrapreso un percorso universitario, scelto secondo i propri interessi, a noi seminaristi è la Chiesa che ce lo chiede. Lo studio non guarda chi sei, da dove vieni o che percorso hai fatto in passato: ti chiede di viverlo. Il primo passo è quello di fidarsi della Chiesa, che offre questo percorso in preparazione al sacerdozio. Dopo una laurea al Politecnico, tutto avrei pensato fuorché di rimettermi a studiare, peraltro materie totalmente diverse da quelle alle quali ero abituato. Ho provato a fidarmi, e così mi sono sorpreso nello sperimentare una dimensione attraente: la gratuità. Noi non studiamo solo per noi stessi, studiamo per conoscere Cristo e per portarlo nella nostra vita. Che roba, ragazzi, quando questa coscienza è viva: il nostro studiare prende tutto un altro gusto, anche quando la sera sei più stanco o la materia risulta più ostile. Si arriva ad amare lo studio senza subirlo, a vivere lo studio come vocazione. Da qui nasce anche una carità verso se stessi: lo studio ci è donato per scoprire, per conoscere sempre di più quella Presenza che ci rende felici.

Lo studio è anche esperienza di fraternità: è condivisione della gioia e della scoperta, ma anche della fatica dello stare sui libri. Studiare in comunità non toglie la fatica, ma accompagna a guardare tutto più in profondità; come in montagna, durante una cordata: ci si aiuta dandosi forza a vicenda senza aver timore di chiedere al compagno una mano, commuovendosi del bene che si riceve.

Posso dire che lo studio ha rafforzato le relazioni con i miei compagni: mi costringe ad essere vero, ad essere uomo. Una delle amicizie più strette, in seminario, è nata proprio dalla condivisione quotidiana dello studio nell’ “auletta- studio” e dove ci sono dei volti precisi.

Ho preso l’abitudine di iniziare a studiare con una preghiera, per chiedere di diventare disponibile alla scoperta e allo stupore: senza una posizione di umiltà, non si può imparare, come succede nelle cose semplici della vita. Se chiediamo di essere veri, se cerchiamo la verità in quello che facciamo, allora la nostra esistenza è orientata necessariamente verso il bene e verso la bellezza. È questa la portata dello studio: la sua stessa natura, la ricerca della verità, implica l’andare a fondo delle cose. Mi sento particolarmente fortunato perché la ricerca della verità, rispetto a ciò che studio, coincide strettamente, per me, con la ricerca di Gesù. Ogni volta riesce a sorprendermi, ogni volta riesce a farmi cogliere qualcosa di importante per la mia vita e per il mio desiderio di felicità. Auguro a tutti di poter vivere lo studio in questa maniera.

Matteo