Diario di bordo

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L'esperienza missionaria di Marco e Stefano

Il seminario propone ai seminaristi di fare durante il percorso formativo, tra le altre cose, anche un’esperienza di missione. Quest’anno abbiamo deciso di partire in due, io e Stefano, partecipando all'esperienza in Kenya organizzato dall’Ufficio missionario diocesano insieme ad altri giovani.

Il viaggio è durato tre settimane. La prima siamo stati a Tassia un quartiere della periferia di Nairobi, dove c’è una parrocchia gestita da due preti fidei donum di Torino, don Paolo Burdino e don Daniele Presicce. Vivevamo in casa con loro e subito si è creato un clima familiare. Tassia è un quartiere molto popoloso, con molti giovani e bambini che riempiono le polverose strade in mezzo ai palazzi e la chiesa nelle belle e allegre liturgie domenicali, ricche di canti e balli. Ci sono persone molto povere, intere famiglie che vivono in appartamenti di pochissimi metri quadri, accanto a persone invece più benestanti.

Abbiamo avuto modo di incontrare i bambini  durante la loro estate ragazzi e i giovani del posto che ci hanno accompagnato per tutto il quartiere, spiegandoci un po’ riguardo alla loro vita e chiedendo della nostra. Dopo questi primi giorni una mattina siamo andati a Korogocho, un’immensa baraccopoli nata nell’enorme discarica di Nairobi, dove migliaia di persone vivono nel degrado. Là è presente l’istituto religioso missionario dei comboniani che si adoperano al recupero dei ragazzi di strada offrendogli delle possibilità per cambiare vita e uscire dalla droga tra cui lo studio, l’accompagnamento personale e un programma di rieducazione.

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Diaconi per il servizio e la preghiera

Puntare al centro e dare forma al quotidiano

Durante tutto il tempo di Pasqua è stato il Vangelo di Giovanni il grande protagonista

É passato circa un mese da quando siamo stati ordinati diaconi.  Scrivo ora poche righe, ripensando alla grazia di quella celebrazione: non vorrei semplicemente ripercorrere i tanti inviti dell’arcivescovo Cesare, ma prendere in considerazione solo due parole, servizio e preghiera, che in particolare mi hanno toccato e che cerco giorno per giorno di propormi. È stato un momento molto importante per la vita di ciascuno di noi, luogo dove abbiamo percepito i tanti doni che il Signore e la Chiesa ci fa, diaconi per il servizio, sull’esempio di Gesù. 

Già, perché si tratta di servizio. 

Come leggiamo nella Lumen gentium al n. 29: ai diaconi “viene conferito il sacramento dell’Ordine non per il sacerdozio, ma per il servizio”. Il sacramento dell’Ordine imprime in noi diaconi un segno incancellabile, che ci chiama a configurarci a Cristo, il quale si è fatto “diacono”, cioè il servo di tutti. Su questa linea, compete a noi diaconi, assistere il Vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, soprattutto nell’Eucaristia, distribuirla, assistere e benedire il matrimonio, proclamare il Vangelo e predicare, presiedere ai funerali e dedicarci ai vari servizi della carità.

Gli apostoli fecero la scelta di istituire i diaconi per avere più tempo da dedicare, oltre che al ministero della Parola, a quello della preghiera nella Chiesa e per la Chiesa e per tutta l’umanità. Essa resta una priorità per ogni vescovo e presbitero nella quale coinvolge tutta la comunità. Ma è anche priorità dei diaconi, e la preghiera più efficace che la Chiesa custodisce lungo i secoli è la Liturgia delle Ore, come dilatazione nel tempo del memoriale eucaristico.

Sì, obbligo di celebrare ogni giorno l’intera Liturgia delle Ore: dono e responsabilità!

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