Diario di bordo

La voce del Vescovo Cesare.

La partecipazione che la Sacrosantum Concilium sottolinea è quella della fede. L’assemblea partecipa come popolo credente che esprime la fede in Gesù vivo e presente, soprattutto nel sacramento del suo corpo e del suo sangue. Bisogna quindi curare la partecipazione. La Costituzione sulla sacra liturgia al numero 9 dice che “prima che gli uomini possano accostarsi alla Liturgia, è necessario che siano chiamati alla fede e alla conversione:

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«Come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno senza essere prima inviati? in colui nel quale non hanno creduto? E come potrebbero credere in colui che non hanno udito?  E come potrebbero udire senza che predichi? E come predicherebbero senza essere stati mandati?» (Rm 10,14-15). Per questo motivo la Chiesa annunzia il messaggio della salvezza ai non credenti, affinché tutti gli uomini conoscano l’unico vero Dio e il suo inviato, Gesù Cristo, e si convertano dalle loro vie facendo penitenza”.

Questo è un problema decisivo. Invece di pensare ad attirare la gente, cerchiamo di entrare dentro questa prospettiva: la vera e autentica partecipazione sta nel curare la fede di queste persone .

Attraverso la Liturgia si può far crescere di nuovo la fede, farla anche rinverdire e proclamare. Bisogna puntare decisamente sul fatto di suscitare la fede. L’atteggiamento fondamentale di un credente che esprime la fede è l’adorazione e il silenzio. E questi sono aspetti da recuperare e nei quali le nostre liturgie forse peccano tante volte.

 Vescovo Cesare, incontro in seminario del 19 novembre 2012/p>