Diario di bordo

Strappare 3

NON POSSO TROVA’ FUORI QUELLO CHE ME MANCA DENTRO

In tempo di pandemia, con le zone che cambiano colore, con i contagi che aumentano, non è certo facile organizzare e vivere delle proposte adeguate ai giovani, e affrontare le domande che si portano dentro. Eppure, con i ragazzi e le ragazze delle parrocchie Madonna della Divina Provvidenza e Santa Giovanna d’Arco, in cui vivo il ministero di diacono, siamo riusciti a trascorrere due giorni di ritiro a Entracque, tra le montagne. Un gruppetto di 16 ragazzi e ragazze, con i loro formatori più grandi. Giorni di respiro, di ricarica per iniziare al meglio il nuovo anno e le cose della vita ordinaria, in compagnia tra noi e col Signore.

Per questi due giorni ci siamo lasciati ispirare dalla popolarissima serie tv "Strappare lungo i bordi", del fumettista romano Zerocalcare. Una serie di successo, che risulta ben fatta e avvincente, ironica al punto giusto, e così seria, profonda e realistica da risultare a tratti insostenibile. Con gli educatori più grandi ci siamo interrogati su questa serie animata, e abbiamo trovato tanti spazi, tanti vuoti diciamo così da riempire con la proposta della fede.

 

Ben inteso che non abbiamo messo in bocca a Zerocalcare né ai suoi personaggi parole che loro non dicono, né abbiamo dato interpretazioni non pensate dall'autore. Abbiamo però notato che ci sono dei “buchi” di significato, delle conclusioni che lasciano l'amaro in bocca, delle riflessioni su tematiche impegnative (l'amicizia, le domande dei ragazzi, l'ansia per il futuro incerto, le relazioni con gli altri e con la propria coscienza, i dubbi della vita, i sogni, la morte…) che non lasciano soddisfatti, o meglio lasciano la possibilità di rispondere con le parole della fede, con lo sguardo illuminato e illuminante della fede. In questi vuoti senza-senso si inserisce la fede, che ha senso; dove sembra non si possa far altro che sbattere la testa contro un muro di illusioni e di irragionevolezza, allora si finisce per dare ragione alla fede, che è la ragione più grande che guida la vita.

Non potendo guardare di nuovo insieme la serie per intero, abbiamo scelto alcuni spezzoni significativi su cui far riflettere i partecipanti a questo ritiro. Il primo spunto che ci ha aiutato è stata l'idea che ritorna più volte nella serie, ossia quale sagoma dare alla nostra vita, quali sono i bordi lungo cui strappare, il futuro cioè che ci si immaginiamo e che in qualche modo si prospetta davanti a noi. Si ha quasi l'impressione che Zerocalcare si costruisca da sé i bordi lungo cui strappare, partendo dalla idea che ha di sé e dai sogni che porta dentro in relazione con quelle che sono idee comuni dei giovani (senso di inadeguatezza, il continuo confronto con i pari, l'immobilismo e l'incapacità di fare scelte definitive). E così sono i personaggi che crea, che in qualche modo procedono con l'intenzione di strappare lungo quei bordi immaginari. Ma la vita va avanti, e smentisce i bordi immaginati. Si finisce per accontentarsi, accorgendosi che la realtà è più cruda delle intenzioni, e concretamente, alla fine, si vive senza alcun gusto.

Con gli occhi della fede però possiamo vedere quale sia la nostra vera sagoma, quali siano i reali bordi lungo cui strappare per scoprire la nostra identità più vera, che va al di là di ogni nostra idea e progettazione: "Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza" (Gen 1, 26). Riconosciamo che Gesù è la vera immagine di Dio, lui ci mostra il volto del Padre (cf. Gv 14, 9), "immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione" (Col 1, 15), e giungiamo così a vedere "quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente" (1Gv 3,1). Scopriamo ciò che ci portiamo dentro, senza stare a vagare fuori di noi, ma trovando la verità di noi stessi dentro di noi, che cioè "per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova" (Rom 6, 4).

don Samuele Moro