Diario di bordo

DedeSacerdozio: un cammino quotidiano di pienezza

6 giugno 1944 il cosiddetto D-day, un giorno che ha avuto risonanza in tutta la storia. 6 giugno 2021, un giorno che almeno nella mia storia avrà la stessa risonanza. Verrò ordinato presbitero. Come ci si prepara a un evento del genere? La risposta più vera, sto capendo, è che non ci si prepara. Mi spiego meglio. Il seminario è un lungo percorso, tutto un tentativo di ascolto di sé, della realtà alla luce della Parola di Dio, cercando di stare attenti a come vuole agire nella nostra vita. È il tentativo di interpretare la storia sacra che il Signore vuole scrivere con la nostra vita e l’allenamento per lasciargli più spazio possibile. Ma diventare prete…è un’altra cosa.

 

È fare di sé dono, scegliere di appartenersi sempre un po’ meno, per appartenere sempre un po’ di più all’Amore, perché si è compreso che solo questo Amore che ci restituisce a noi stessi più noi stessi. Solo questo amore ci fa diventare davvero ciò che vorremmo e dovremmo essere. Date queste premesse è chiaro che l’azione, l’attività è solo parzialmente nostra. L’azione è, se gli lasciamo abbastanza spazio, dello Spirito in noi. Allora come ci si prepara? Da una parte non ci si prepara assolutamente, perché non si può immaginare o contenere tutto quello che Dio fa nella nostra vita. Dall’altra l’unica possibilità è camminare giorno per giorno, il piccolo passo possibile. Ogni giorno scrivere quel pezzetto di bene che possiamo fare, vivere quella pienezza che possiamo vivere, amare nelle situazioni in cui possiamo amare.

Insomma, se ogni quotidiano istante è vissuto, esso è necessariamente luogo di auto-comunicazione di Dio a noi, tempo in cui ci si rivela per intrattenersi con noi come amico. Ogni momento è possibilità di risposta all’amore che ci viene incontro. Allora tanto è vero che non ci si prepara quanto è vero che in ogni attimo ci si prepara. Chissà che la strada dell’oggi sia quella giusta per avere risonanza nella storia? Chissà che il bene vissuto possa riecheggiare nell’eternità e lasciare la sua traccia?

Certamente non ci si prepara a rispondere a queste domande, sono convinto però che sperare in grande, credere che il “troppo bello per essere vero” non sia troppo bello per essere vero, sia la strada attraverso cui Dio ci prepara a ricevere la pienezza di felicità che vuole darci. Mai abbastanza pronti per riceverla ma in cammino ogni giorno a mani aperte.