Diario di bordo

Chiamati a rendere la Chiesa ricca di frutti

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me” (Gv 15,4). Questa icona del Vangelo di Giovanni ha accompagnato la celebrazione di domenica 18 novembre, solennità della Chiesa locale, e, per la nostra Diocesi, giorno dell’apertura dell’Anno della Fede e del Sinodo dei giovani, e festa per l’Ordinazione diaconale di dieci seminaristi.

 Il Vangelo nella sua semplicità è chiaro: nessuno porta frutto da solo, se è staccato dalla vite che fa pulsare in noi la vita. Lo stesso ministero, se non è unito alla vera vite che è Gesù, è sterile. Come ha ricordato l’Arcivescovo ai dieci diaconi durante l’omelia: “il servizio qualifica il ministero diaconale, ma non lo riduce ad un fare per gli altri. Esso deve restare per sempre un fare per Cristo, anzitutto, perché Egli vi ha chiamati per rendere la sua Chiesa ricca di frutti di fede e di carità. Unendovi a sé con il sacramento dell’Ordine, Egli vi offre quella radice di grazia a cui potrete attingere sempre per essere tralci carichi di frutti, secondo il suo volere e le necessità della Chiesa”.

Secondo le necessità della Chiesa: l’immagine della vite dice anche che l’essere saldi e uniti alla e nella Chiesa, realizzando il comandamento nuovo dell’amore, è condizione necessaria per portare frutto. In una parola, bisogna essere uomini di comunione, che non è solo collaborazione, fare delle cose insieme, ma farle sapendosi insieme, incoraggiando e valorizzando gli altri, così come il Signore fa con ognuno di noi.

Con il cuore pieno di gratitudine ci rivolgiamo al Signore per questo grande dono fatto alla Chiesa e al nostro Seminario, e accompagniamo i nostri amici diaconi con la preghiera e l’aiuto di cui siamo capaci, nella loro missione di “rendere la sua Chiesa ricca di frutti di fede e di carità”.