Pio12

PIO XII: NEL SILENZIO UNA SCOPERTA

Attraverso decine di testi inediti è emerso recentemente il ruolo cruciale svolto da Pio XII e dal suo ufficio della Segreteria di Stato nel tentativo di salvare migliaia di ebrei dalle persecuzioni naziste durante la Seconda Guerra Mondiale. Gli archivi della Segreteria di Stato Vaticana su decisione di Sua Santità dal 2 Marzo 2020 sono infatti consultabili ed evidenziano chiaramente l’impegno incessante del papa e del suo “Bureau” della Segreteria di Stato negli anni fra il 1938 e il 1944. Ci sono quindi un’infinità di documenti sconosciuti che sono oggi accessibili agli storici. Ma prima di dire qualcosa sugli archivi è doveroso contestualizzare l’operato di Pio XII.

Dopo una lunga esperienza in qualità di Nunzio Apostolico in Germania, Eugenio Pacelli venne creato Cardinale e nel 1930 ricevette l’incarico di Segretario di Stato proseguendo la linea del suo predecessore. In questo periodo negoziò e stipulò concordati con gli stati germanici al fine di regolare le relazioni tra la Santa Sede e le autorità statali. Il 20 luglio 1933, a pochi mesi dall'ascesa di Adolf Hitler al potere (30 gennaio 1933), Pacelli firmò a Roma il Reichskonkordat con il vice cancelliere tedesco Von Papen.

Questo concordato garantiva i diritti dei cattolici tedeschi e ripristinava le garanzie per la Chiesa e i fedeli, soppresse sessanta prima per il Kulturkampf. Questo concordato fu contestato perché accordava il riconoscimento della Chiesa al regime nazista mentre finiva ogni vita democratica in Germania con la proibizione di tutti i partiti politici, compreso quello cattolico del centro (Zentrumspartei). 

In breve tempo però il Reichskonkordat fu sistematicamente violato dai nazisti. La Santa Sede, dal 25 settembre 1933 al 26 giugno 1936, inviò più di 30 note di protesta, 5 pro-memorie e denunce di vario genere per la violazione del concordato da parte del Reich. Il contrasto tra Santa Sede e regime si fece così sempre più profondo. Durante la notte dei lunghi coltelli vennero uccisi alcuni dirigenti di organizzazioni cattoliche (tra cui Erich Klausener esponente di spicco della Katholische Aktion), mentre poco dopo iniziarono vere e proprie persecuzioni anticattoliche. Il 14 marzo 1937 venne inviata alle diocesi di Germania la famosa enciclica dal titolo Mit brennender Sorge (Con viva preoccupazione). L'enciclica – che per non essere intercettata dalla Gestapo fu spesso nascosta dai parroci nei tabernacoli - reca la firma di Pio XI ma fu materialmente scritta da Pacelli (che ben conosceva la lingua e la cultura tedesche) e da Mons von Faulhaber (arcivescovo di Monaco e Frisinga). Nell'enciclica Hitler viene indirettamente chiamato inimicus homo (uomo nemico).

Nel gennaio del 1939 Pacelli in qualità di Segretario di Stato si rivolse ai cattolici perché aiutassero gli ebrei e inviò una lettera a cardinali e delegati apostolici affinché intervenissero in loro favore. Mentre Hitler preparava la guerra, Pacelli silenziosamente mobilitava il mondo cattolico. Infatti una volta eletto papa (marzo del ’39) e scoppiata da lì a breve la guerra, incaricò la prima sezione della Segreteria di Stato (che si occupava dei rapporti internazionali) di prestare soccorso a rifugiati, sfollati, ebrei, nonché di produrre documenti, visti di permanenza, falsificazioni di atti battesimali. Insomma la Santa Sede metteva in campo tutte le forza possibili. Sappiamo poi che vennero aperti tutti i collegi e i conventi romani e non solo per offrire riparo alle vittime perseguitate. Sempre la prima sezione della Segreteria di Stato era a conoscenza di ebrei presenti in edifici appartenenti alla Santa Sede. Proprio tra i documenti degli archivi troviamo ad esempio una relazione di mons. Giuseppe Anichini che riferisce a Pio XII quanti ebrei fossero rifugiati nel palazzo pontificio di Castel Gandolfo.

I documenti del Bureau di Pio XII dimostrano che nonostante i controlli nazisti il pontefice realizzò una rete capillare di assistenza per gli ebrei. Si trattava di preti, suore, civili che combattevano la loro guerra contro le persecuzioni. Pio XII quotidianamente, mantenendo come da prassi collegamenti con le diocesi e i conventi, impartiva ordini alle periferie ecclesiastiche e riceveva informazioni di quanto accadeva. Nell’archivio alcuni resoconti sono molto ricchi di testimonianze, altri sono più scarni e circostanziati ma il contenuto in ogni caso è inequivocabile: le carte dell’archivio testimoniano il lavoro giornaliero della macchina di Pio XII per salvare gli ebrei dall’odio nazista. Ad esempio una serie di fascicoli che vanno dal ’38 al ’44 dal titolo “Ebrei” contiene richieste di aiuti avanzate da ebrei e si calcola che il Vaticano sia intervenuto per salvare circa 4 mila ebrei. Lo stesso rabbino di Roma Elio Toaff testimoniò a favore di Pio XII alla sua morte nel 1958.

In tutto questo l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede von Weizsäcker nei messaggi inviati a Berlino dipinse volutamente papa Pio XII come uomo mite, poco propenso allo scontro, diplomatico, indeciso e persino filo-tedesco. La descrizione aveva lo scopo di aiutare il pontefice e di evitare che una reazione anticattolica da parte del regime infiammasse il sentimento anti-tedesco in Italia e che ci fossero ulteriori ripercussioni contro il clero non solo italiano ma anche europeo. L’ambasciatore con il suo operato di mediazione riuscì in tal modo ad assicurare l’extraterritorialità agli edifici vaticani durante tutta l’occupazione nazista favorendo così i movimenti sotterranei architettati dal papa.

Gli Ebrei presenti a Roma durante la guerra erano 10 mila, di questi 1007 morirono nei lager ma la maggioranza “scompare” a ridosso dei rastrellamenti. Le carte e le testimonianze ci dicono che 3700 furono nascosti da privati cittadini, 5 mila dal Vaticano di cui 3 mila a Castel Gandolfo e circa 300 furono registrati come membri della guardia palatina.

Se Pio XII era il regista di questa rete di soccorso, molti appunto furono gli attori. Persone e devote e coscienziose che lavoravano costantemente al servizio del papa e in difesa della verità cristiana, dunque in difesa della persona umana, il più delle volte senza far rumore. Unico obiettivo: salvare vite ovunque possibile.

Un grande attore, tutto meno che solista in questi labirintici movimenti guidati dalla Segreteria di Stato, fu l’irlandese mons. Hugh O’ Flaherty che riuscì a salvare circa 4 mila tra ebrei, civili, militari e rifugiati di vario genere presso residenze vaticane extraterritoriali. Le sue operazioni non sfuggirono né all’OVRA (il servizio segreto fascista), che prima della liberazione irruppe nella basilica di San Paolo (sui cui vigeva l’extraterritorialità) per catturare importanti capi antifascisti e membri del CLN, né all’Abwher, l’intelligence nazista. Herbert Kappler, comandante della Gestapo a Roma, tentò di farlo eliminare più volte ma senza riuscirvi tanto che il monsignor irlandese fu poi soprannominato “la primula rossa del Vaticano”. Per ironia della sorte dopo la guerra il sacerdote visitò mensilmente Kappler che si trovava in carcere a Roma e in seguito a questi incontri l’ex comandante si convertì al cattolicesimo nel 1959.

Al termine del conflitto molte testimonianze di gratitudine furono rivolte a Pio XII dalle comunità ebraiche. La prima fu durante un’udienza del 29 Novembre 1945: 80 delegati dei campi di concentramento ringraziarono il Santo Padre per quanto aveva compiuto durante lo sterminio.

Eppure a partire dagli anni ’60 si diffonde la narrazione di un papa indifferente se non complice della Shoà. Rimangono aperte certamente molte questioni, si pensi in particolare alla mancata denuncia o alla assente presa di posizione pubblica da parte del papa come da parte della Santa Sede; agli occhi della storia, e maggiormente di fronte ai milioni di morti innocenti, questi gravano come amari silenzi. Forse Pio XII non fu esente da colpe o errori, ma non si può fare a meno di notare che la controversia sui “silenzi” ha assunto toni estranei a un sereno dibattito storico. Una vibrata condanna avrebbe potuto fermare o quantomeno ostacolare i crimini compiuti dai nazisti? La cosiddetta “leggenda nera” sostiene che Papa Pio XII sia rimasto inerte mentre infuriava la persecuzione degli ebrei. Questa vulgata, oggi ancora diffusa ed accettata da tanti, si è sviluppata soprattutto a partire dalla pièce teatrale di Rolf Hochhuth dal titolo “Il vicario”, rappresentata a Berlino nel 1963, che resta un vero e proprio capolavoro ideato, sovvenzionato e prodotto dalla dezinformatzija (disinformazione) dei servizi segreti sovietici come rivelato nel 2007 da Ion Mihai Pacepa, ex generale dell’intelligence rumena a servizio del KGB di Ivan Agayants. I documenti inediti di Pio XII e del suo Bureau fanno però da contraltare alla falsa narrazione che si è inculcata nell’opinione pubblica da una generazione all’altra. Questa vicenda ci insegna come il tempo sia galantuomo e che è la storia, rettamente intesa, l’unica a stabilire la verità, e non “l’artificiale manipolazione dei fatti e la loro interpretazione preconcetta” (Paolo VI, Gennaio 1964).

Francesco

Per approfondire segnaliamo:

- J. Ickx, Pio XII e gli ebrei. L’archivista del Vaticano rivela finalmente il ruolo di papa Pacelli durante la seconda guerra mondiale, Rizzoli, Milano 2021.

- M. Riebling, Le spie del Vaticano, la guerra segreta di Pio XII contro Hitler, Mondadori, Milano 2016.

  • la puntata del 2 marzo 2021 di Passato e Presente (Rai Storia) condotta da Paolo Mieli e approfondita dal prof. Matteo Luigi Napolitano

 

VideoGallery