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“L’appetito vien mangiando”: l’esperienza in parrocchia

Seminario newLa formazione che i seminaristi ricevono negli anni di seminario abbraccia anche la dimensione pastorale, e questo in concreto significa che i seminaristi possono toccare con mano la vita di una parrocchia e conoscere una comunità cristiana concreta, con tutte le dinamiche che la attraversano. I seminaristi hanno l’opportunità di stare in una parrocchia dal sabato alla domenica, dopo la settimana trascorsa in seminario, e così conoscere dal di dentro la vitalità della parrocchia, con i suoi gruppi, con le sue problematiche, con i suoi progetti, con uno sguardo privilegiato per i giovani e i ragazzi. Non solo al sabato e alla domenica, ma abbiamo l’opportunità di vivere la vita della parrocchia anche nel tempo dell’estate, dedicandoci a tempo pieno ai giovani e ai ragazzi. Solo immergendosi nella vita parrocchiale, i seminaristi riescono a cogliere dal vivo quali siano le esigenze della parrocchia, le dinamiche pastorali, gli orizzonti del proprio ministero futuro. 

Per di più noi seminaristi, preparandoci al ministero sacerdotale, troviamo tre grandi fortune in queste esperienze pastorali. Innanzitutto abbiamo la possibilità di crescere nell’amore per la nostra diocesi, per il nostro territorio, per la nostra gente, respiriamo l’aria della diocesi, dato che negli anni di formazione riusciamo a svolgere il nostro servizio in più parrocchie, e così vederne la varietà e vitalità. Abbiamo poi la fortuna di conoscere preti saggi ed esperti, preti che ci accompagnano e ci aiutano a inserirci nella parrocchia, uomini di fede che sanno accostarsi con pazienza alla vita delle persone, e “dispensano con amore il Pane e la Parola sulla mensa dei piccoli”. Un terzo guadagno per noi seminaristi si trova nel fatto che in queste esperienze parrocchiali abbiamo l’occasione di tenere gli occhi aperti e guardarci intorno. Mi spiego. Non avere grandi responsabilità, non avere un ruolo stabilito, permette a noi seminaristi di vivere il nostro servizio come una vera e propria postazione privilegiata per osservare persone e situazioni. Penso che possiamo osservare come il parroco si relaziona con giovani e meno giovani, come vengono pensati e realizzati i progetti dei vari gruppi, quali strategie usare perché il Vangelo raggiunga le persone, come farsi carico delle sofferenze che si incontrano, quali sono le domande importanti che le persone si portano dentro, quali siano gli atteggiamenti e si sentimenti propri del pastore. Insomma, noi seminaristi, stando in parrocchia, incominciamo a vivere sulla nostra pelle la carità pastorale, che è l’amore stesso del Signore per ciascun membro del suo corpo, che è la Chiesa. Vivere la carità pastorale e lasciarsi muovere da essa significa far trasparire l’amore stesso del Signore e la sua presenza trasformante.

In questi miei anni di seminario ho avuto l’occasione di svolgere il mio servizio pastorale in tre diverse parrocchie. Sono originario della parrocchia Santa Maria Maggiore in Poirino e nei primi due anni di seminario ho continuato “a casa” la mia esperienza di servizio pastorale. Poi nel mio terzo anno di seminario mi è stata proposta una nuova esperienza a Pino Torinese, parrocchia Santissima Annunziata, e ora al quinto anno ho incominciato un nuovo anno presso le parrocchie Madonna della Divina Provvidenza (“La Divina”) e Santa Giovanna d’Arco in Torino. Da ogni esperienza ho ricevuto tanti arricchimenti, e sono molto grato al Signore. A Pino ho conosciuto il mondo scout, un mondo prezioso e coinvolgente, ho incontrato un gruppo giovani affezionato all’oratorio, un gruppo di amici, ho visto la pazienza del parroco don Mimmo che mi ha aiutato a inserirmi in quella comunità accogliente. La nuova esperienza presso le parrocchie della Divina e Santa Giovanna invece è iniziata sotto il segno del covid, e questo ha rallentato un po’ il mio inserimento, specialmente nei gruppi giovanili. Nonostante questo, sto vedendo una bella accoglienza e una bella disponibilità nei miei confronti, ma anche una grande aspettativa dall’aiuto che posso dare. Mi sento sostenuto dal parroco don Sergio e dagli altri preti che condividono la vita pastorale in queste due parrocchie, ma soprattutto mi sento nel momento cruciale della mia crescita e questo mi spinge a impegnarmi con molta generosità. Stando in parrocchia mi sento molto confermato a dare la vita, tutta per il Signore e tutta per i fratelli. Per usare una battuta, “l’appetito vien mangiando”.

Samuele