Diario di bordo

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LO STUDIO, CHIAMATA E VITA

Vivere il seminario vuol dire mettersi in gioco con le varie sfide che la vita presenta, mettersi in dialogo con i giovani e in cammino con le persone che incontriamo nella nostra strada. Tutto ci è donato per approfondire la “grande chiacchierata” con il Signore, chiacchierata che abbraccia tutta la vita. In seminario, abbiamo la possibilità di viverla nel silenzio, coltivando le amicizie o impegni pastorali, vivendo le nostre domande, fatiche, desideri o nella letizia. Tutte queste dinamiche chiedono di prenderci sul serio, di stare di fronte a noi stessi. Ecco, lo studio della teologia durante gli anni del seminario: il primo impatto è già interessante: non scelgo io di studiare, ma mi è chiesto. 

A differenza dei miei coetanei, che hanno intrapreso un percorso universitario, scelto secondo i propri interessi, a noi seminaristi è la Chiesa che ce lo chiede. Lo studio non guarda chi sei, da dove vieni o che percorso hai fatto in passato: ti chiede di viverlo. Il primo passo è quello di fidarsi della Chiesa, che offre questo percorso in preparazione al sacerdozio. Dopo una laurea al Politecnico, tutto avrei pensato fuorché di rimettermi a studiare, peraltro materie totalmente diverse da quelle alle quali ero abituato. Ho provato a fidarmi, e così mi sono sorpreso nello sperimentare una dimensione attraente: la gratuità. Noi non studiamo solo per noi stessi, studiamo per conoscere Cristo e per portarlo nella nostra vita. Che roba, ragazzi, quando questa coscienza è viva: il nostro studiare prende tutto un altro gusto, anche quando la sera sei più stanco o la materia risulta più ostile. Si arriva ad amare lo studio senza subirlo, a vivere lo studio come vocazione. Da qui nasce anche una carità verso se stessi: lo studio ci è donato per scoprire, per conoscere sempre di più quella Presenza che ci rende felici.

Lo studio è anche esperienza di fraternità: è condivisione della gioia e della scoperta, ma anche della fatica dello stare sui libri. Studiare in comunità non toglie la fatica, ma accompagna a guardare tutto più in profondità; come in montagna, durante una cordata: ci si aiuta dandosi forza a vicenda senza aver timore di chiedere al compagno una mano, commuovendosi del bene che si riceve.

Posso dire che lo studio ha rafforzato le relazioni con i miei compagni: mi costringe ad essere vero, ad essere uomo. Una delle amicizie più strette, in seminario, è nata proprio dalla condivisione quotidiana dello studio nell’ “auletta- studio” e dove ci sono dei volti precisi.

Ho preso l’abitudine di iniziare a studiare con una preghiera, per chiedere di diventare disponibile alla scoperta e allo stupore: senza una posizione di umiltà, non si può imparare, come succede nelle cose semplici della vita. Se chiediamo di essere veri, se cerchiamo la verità in quello che facciamo, allora la nostra esistenza è orientata necessariamente verso il bene e verso la bellezza. È questa la portata dello studio: la sua stessa natura, la ricerca della verità, implica l’andare a fondo delle cose. Mi sento particolarmente fortunato perché la ricerca della verità, rispetto a ciò che studio, coincide strettamente, per me, con la ricerca di Gesù. Ogni volta riesce a sorprendermi, ogni volta riesce a farmi cogliere qualcosa di importante per la mia vita e per il mio desiderio di felicità. Auguro a tutti di poter vivere lo studio in questa maniera.

Matteo