Diario di bordo

articolo te deum 2020

C'è qualcosa per cui ringraziare?

Ragazzi… che anno!  Chiudendo gli occhi, come tanti fotogrammi, si ripercorre il 2020: pandemia, scuole chiuse, andrà tutto bene, lock down, l’economia vacilla, non possiamo permetterci una nuova ondata, vaccino, ed ora è arrivata anche la variante inglese. La tentazione di fermarsi solo sugli eventi che ci hanno ferito è grande, ma il 2020 è stato solo questo?

Con le feste noi seminaristi siamo tornati tutti a casa, da molto tempo non passavamo dei lunghi momenti con i nostri cari. Iniziano i pranzi e le cene natalizie, quest’anno vissuti in una forma più sobria e silenziosa. Iniziano ad arrivare i messaggi di auguri per il nuovo anno: “fossi il 2021 avrei un’ansia prestazionale pazzesca”, “caro 2021, spazza via quest’anno”…

 

Qualche giorno fa una nostra amica ci ha chiesto: “c’è qualcosa per cui ringraziare Dio in quest’anno?”. La sua domanda ci ha spiazzato, ci ha aiutato ad aprire gli occhi, a dare un valore nuovo alle cose e a prendere più sul serio il nostro desiderio di infinito. Anche gli ultimi giorni di un anno così difficile e drammatico hanno valore, perché un dono.

Ci siamo sorpresi a iniziare le giornate con una nuova consapevolezza e questa domanda che ci ha risvegliato l'abbiamo posta anche ad alcuni amici. Le loro risposte sono state sorprendenti!

Una ragazza delle medie è rimasta stupita dal vedere di nuovo la neve a Torino e di come questo evento creasse un’atmosfera di silenzio e di equilibrio nuovo. Un giovane papà ci ha comunicato lo stupore immenso nel vedere suo figlio compiere i primi passi e di scoprire come ora lui possa scegliere dove andare. Una madre di famiglia ci ha raccontato di come questo stop forzato le abbia permesso di riscoprire una gioia nuova nel rapporto con suo marito, infatti i ritmi frenetici e le pressioni lavorative, li avevano allontanati da questa semplicità ora ritrovata.

Oggi, nell’ultimo giorno dell’anno, che cosa possiamo portarci nel cuore? Da dove ripartire? Dai volti incontrati quest’anno, dai volti che ci sono stati padri o madri e dai volti che abbiamo, anche per un solo istante, confortato, amato. Ripartire da loro, per cercare di scoprire ciò che c’è di essenziale nella nostra giornata: la vita come incontro e la tensione verso la realtà. In un mondo in cui si dà più spazio alle prestazioni mettendo da parte le relazioni, in un periodo in cui spesso abbiamo preteso di tirare noi la corda, di voler guidare noi la barca, possiamo riscoprirci amati da una presenza che ci risveglia e ci custodisce. Abbandoniamoci con semplicità e umiltà davanti al fatto che qualcuno possa prendere qualcosa da noi anche quando non sappiamo donare.

La Chiesa, che è madre, ci invita tutti questa sera a lodare Dio, “Te Deum laudamus”, riconoscendo il nostro bisogno infinito di essere guidati e protetti da quel Dio Bambino che non si è stancato di accompagnarci anche in questo 2020. Diamogli la possibilità di riempire i vuoti, ciò che abbiamo smarrito e le ferite di quest’anno, per riempire tutto il nostro cuore con la Sua amicizia e vivere con Lui in modo nuovo.

Vi lasciamo con un grande augurio per quest’anno, affidandovi al Signore, Padre Buono, con le parole di un grande uomo:

«La cosa migliore è cercare di vedere ciò che c’è di bene nel tempo in cui si vive, cercare di scoprire ciò che c’è di bello e di grande, interessarsi all’anima del proprio secolo. […] Camminate con il vostro tempo, date alla vostra fede l’ornamento delle vostre conoscenze intellettuali»
[Henri Huvelin]

Matteo e Stefano