Diario di bordo

avvento.jpg

Vivere il tempo che ci è dato

“Si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con le sue difficoltà” (Aldo Moro). Dopo aver vissuto a causa della pandemia in maniera così diversa il tempo di Quaresima e di Pasqua, abbiamo iniziato il tempo liturgico dell'Avvento in maniera altrettanto strana. I sentimenti che proviamo sono molti. Per tutti, in un modo o nell'altro, ci sono fatiche ed incognite, paure ed attese ed in tutto questo le nostre vite stanno cambiando. Di fronte a questo possiamo però porci due domande: “ci siamo veramente in questa realtà? E come ci stiamo?”.

Domande che, a dire il vero, valgono in ogni momento della nostra storia, ma alle quali forse, proprio in contesti del genere, vale la pena dare risposta. Tentiamo di farlo lasciandoci ispirare da due brani della Parola di Dio che hanno dato inizio alla liturgia dell'Avvento.

 

Il primo è il passo ascoltato ai primi Vespri tratto dalla Prima Lettera ai Tessalonicesi (5, 23-24), il secondo è il Vangelo della prima Domenica, ovvero Marco 13, 33-37. Paolo ci invita a preparare la “venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (5,23) conservandoci irreprensibili, con la grazia di Dio. L’apostolo usa proprio la parola “venuta”, in latino adventus, da cui il termine Avvento. Per noi cristiani la parola “avvento” esprime la relazione con Gesù Cristo: Egli è venuto in questa povera terra per rendere visita a tutti. Sì! Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi. Dio viene a visitarmi: Egli entra nella mia vita e vuole rivolgersi a me.

Tutti facciamo esperienza, nell’esistenza quotidiana, di avere poco tempo per il Signore e poco tempo pure per noi. Si finisce per essere assorbiti dal “fare”. A volte le cose ci “travolgono”. L’Avvento allora ci invita a sostare in silenzio per capire una presenza. È un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi. Quanto spesso Dio ci fa percepire qualcosa del suo amore! L’Avvento ci invita e ci stimola a contemplare il Signore presente. L’Avvento ci spinge a capire il senso del tempo e della storia come “kairós”, cioè come occasione favorevole per la nostra salvezza. In effetti, è proprio questo che noi viviamo nella liturgia: celebrando i tempi liturgici, attualizziamo il mistero – in questo caso la venuta del Signore – in modo tale da poter, per così dire, "camminare in essa" verso la sua piena realizzazione, alla fine dei tempi, ma attingendone già oggi in certo qual modo la potenza santificatrice, dal momento che i tempi ultimi sono già iniziati con la morte e risurrezione di Cristo.

Tutto il popolo di Dio si rimette in cammino attratto da questo mistero: che il nostro Dio è "il Dio che viene" e ci chiama ad andargli incontro. In che modo possiamo andargli incontro? A questa domanda possiamo rispondere allora con il secondo brano a cui vogliamo ispirarci, il vangelo di Marco. In questa pericope ritorna più volte il verbo “vegliare”… “quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!” (Mc 13,37). Il modo migliore per attendere la venuta del Signore è quello di “stare svegli”. Questa attesa comporta il vivere la vita sacramentale e la preghiera e fare della vita, del lavoro, dello studio, delle relazioni, delle croci un sacrificio a Dio gradito, un'offerta santa. Questo atteggiamento della vigilanza è un’esortazione ad essere incarnati nel tempo, a guardare quello che accade per vedere come Dio sta agendo, a non perdere l'opportunità di incontrarlo, a non lasciarsi conquistare dalla pigrizia, dalla superficialità, dallo scoraggiamento. Oggi più che mai la liturgia ci chiama ad una fedeltà a stare nella storia, negli imprevisti, nelle fatiche e a vivere il quotidiano con serena fiducia.

La disponibilità all'attesa è in se stessa un fattore che trasforma l'uomo e la realtà; ed è diversa a seconda che sia una attesa passiva o attesa del nulla o che sia rivolta invece a Colui che è venuto e che sta per tornare e che si manifesta, seppur enigmaticamente, in questo tempo così difficile. Con Maria, donna dell'attesa, la nostra esistenza acquista la certezza della vicinanza del Figlio venuto e veniente. Buon Avvento!

Francesco