Diario di bordo

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I NEO DIACONI SI RACCONTANO

Il 24 ottobre sono stati ordinati diaconi Paolo, Eduard e Marco abbiamo chiesto loro di condividerci questo momento.

Paolo, cosa vuol dire per te vivere il ministero di diacono in questo tempo particolare di emergenza sanitaria?

Sinceramente credo che ci voglia molto tempo per imparare a vivere la diaconia così come vorrebbe Gesù e come lui la vivrebbe: è un dono di Dio, da chiedere continuamente e da desiderare e cercare con le nostre poche o tante forze. Nel frattempo, tento di essere disponibile nei servizi concreti che la Chiesa e la comunità mi chiede, cercando di portare da un lato la vita di tutti i giorni, le cose belle e quelle meno belle, nelle celebrazioni, e dall'altro la vita stessa di Dio, che nella liturgia ci viene donata, dentro la quotidianità. Per questo a volte la preghiera e il pensiero, vanno proprio a quelle persone povere, sole, malate, che in questo periodo vivono la solitudine e la malattia negli ospedali o a quelli che lì stanno lottando in prima linea per salvare vite umane. Sento che son chiamato a pregare per tutti loro e anche a nome di chi non crede e non prega più.

Anche se a volte mi sento piccolo e inadeguato di fronte a questo grande dono che ci viene affidato, sento però al tempo stesso di essere accompagnato e custodito dalla preghiera di tanti amici e della Chiesa intera, in cielo e in terra: questo l'ho intuito in modo particolare durante l'ordinazione diaconale, mentre eravamo prostrati a terra e venivano invocati i Santi. Lì ho percepito la comunione reale che unisce cielo e terra e la forza della preghiera.

Eduard, come hai vissuto la celebrazione di Ordinazione diaconale di qualche settimana fa? Cosa porti nel cuore?

Durante l’ordinazione diaconale ho provato una gioia immensa e un sentimento di gratitudine nei confronti del Signore e nei confronti della sua Chiesa. Credo davvero che l’uomo possa essere felice nel momento in cui risponde alla sua chiamata, alla propria vocazione con un “Si, lo voglio” libero e definitivo sapendo che la sua felicità la trova in Lui, nel Dio della vita.

Dopo l’ordinazione diaconale quello che mi porto nel cuore sono le parole che mi hanno toccato profondamente e che mi sono rimaste impresse nella mente e nel cuore: “Sii sempre pronto e disponibile a compiere la volontà di Dio; servi con gioia e generosità il Signore e i fratelli”. Penso che questa frase mi accompagnerà per tutto il mio ministero insieme ai volti delle persone che mi aiutano e sostengono, perché io continui a rispondere alla chiamata del Signore.

Marco, il dono del diaconato che hai appena ricevuto prepara ed apre il tempo di preparazione all’ordinazione presbiterale, come vivi questo tempo?

Quanto è difficile percepire la bellezza dei gesti di chi “serve”! Occorrono degli occhiali speciali, ancora adesso faccio fatica. In questi anni, con pazienza, Ernesto Olivero e la fraternità del Sermig mi hanno aiutato ad allenare questo sguardo. Grazie a loro, ho scoperto la santità di uomini e donne di Dio che spesso passano inosservati. Gesti semplici, gesti di chi serve.

Un esempio a me caro è stata la testimonianza e la grandezza di un vescovo brasiliano, Don Luciano Mendes de Almeida. Aveva sempre sulle labbra una domanda: “Posso aiutarti?”. Ha fatto di questa domanda uno stile di vita, disposto a viaggiare centinaia di chilometri per visitare un malato. Lo abbiamo visto cancellare una giornata di appuntamenti per rimanere ad ascoltare un uomo in lacrime. Davanti a casa sua, ogni sera si formava una fila di persone che chiedevano cibo e conforto.   

Il cristiano è colui che ha deciso di servire, come Gesù e il ministero del diaconato rende queste parole ancora più evidenti. Le fa diventare un impegno di vita assunto davanti a Dio e alla Madre Chiesa. Per sempre, perché i doni di Dio sono eterni. Da solo non sarei in grado di vivere questo ministero. È Gesù che me lo propone e non lo potrebbe chiedere se non fosse possibile. A me resta da seguire i tanti amici che mi sono messi vicini, che servono con semplicità, ogni giorno.

La Comunità del Seminario