Diario di bordo

povertà

Durante il soggiorno di inizio anno ad Alassio, abbiamo vissuto una giornata di ritiro sul tema della povertà guidata dal nostro Rettore; don Ferruccio ci ha invitato a scoprire la povertà come un’esigenza fondamentale per la vita cristiana e non solo per chi si prepara a diventare sacerdote!

Desideriamo condividere alcuni spunti della meditazione.

L’uomo è povertà. Con uno sguardo attento percepiamo immediatamente che tutto ciò che abbiamo ci è stato donato: il nostro battito del cuore, il respiro, la vita… ci accorgiamo che non ci facciamo da noi, non siamo padroni della nostra vita, siamo creature!

Questa presa di coscienza in qualche modo ci spaventa. Vorremmo essere padroni della nostra vita e ci illudiamo di possederla, di manipolarla e di controllarla solamente con la nostra intelligenza. Investiamo la nostra fiducia in una logica di possesso e di controllo, ma in ultimo, stando alla realtà, ci accorgiamo che c’è qualcosa che ci sfugge e che ci lascia inquieti. In qualche modo non poniamo più la nostra fiducia in Dio che è l’unica che ci può liberare e compiere. Il possesso è un’illusione, la vera natura dell’uomo è essere mendicante, in un atteggiamento di dipendenza radicale.

La vera sfida è quella di accogliere la nostra condizione di povertà filiale, accorgerci di essere bisognosi di tutto e riscoprire il nostro rapporto con Dio.

Guardando a Gesù ci accorgiamo che “da ricco che era si è fatto povero per noi” (2 Cor 8,9) e che ha vissuto libero dal possesso; il Padre infatti si dona tutto al Figlio e il Figlio Gli restituisce tutto.

“Dio è infinitamente ricco. Ma ricco nell’amore, non nell’avere, né nell’essere posseduto come un avere. Ricchezza nell’amore e povertà sono sinonimi” (Varillon).

A questo punto della meditazione ci siamo sorpresi a desiderare questa ricchezza e questa povertà, per vivere pienamente la nostra umanità e la nostra vita.

Don Ferruccio allora ci ha indicato un metodo: volgere lo sguardo ai poveri. Perché guardarli? Perché ci mettono di fronte agli occhi la nostra povertà, che può certo, spaventarci ma occorre accoglierla e viverla.

E’ necessario tenere presente che i poveri sono espressione visibile del peccato che c’è nel mondo: questo non è il mondo che vuole Dio! Occorre quindi interrogarci. Che cosa ne facciamo della nostra ricchezza? La possediamo o la mettiamo a servizio dei fratelli e delle sorelle, della comunità e del mondo?

Abbiamo quindi meditato personalmente sulla povertà riflettendo anche sul nostro stile di vita, per cercare di ritornare ad essere figli, liberi dal possesso e mendicanti dell’abbraccio del Padre. Dio è il tesoro del nostro cuore, null’altro soddisfa il nostro desiderio infinito.