Diario di bordo

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Nella tranquillità del nostro quotidiano, ad un tratto è entrato il virus Covid-19, che ha scombinato anche i nostri piani, creando l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e che tuttora sta bloccando il nostro paese. Nella confusione generale, ho cominciato a chiedermi cosa stesse realmente accadendo intorno a me. Più una situazione ci tocca da vicino, più ci fa tremare le gambe e, di fronte a questo generale scompiglio, riesco a scorgervi la sfida della vita. Avevo due possibili modi di starci di fronte: la fuga, il considerare questo tempo cosa di poco valore oppure il desiderio di approfondire la domanda sul senso della vita. Nella fuga, prevale la paura; al contrario, nell’approfondire la domanda sul senso della vita, riscopriamo il valore del quotidiano e la nostra umanità.

 In Seminario questo periodo particolare è stato vissuto quasi nell’ordinario, fatta eccezione (e non è cosa di poco valore!) per la sospensione delle lezioni alla Facoltà Teologica. Abbiamo continuato con gli incontri di formazione interni e sospeso invece, seguendo le indicazioni che venivano date di volta in volta dalla nostra Chiesa diocesana, gli incontri che avrebbero portato qui persone dall’esterno (Lectio aperta, Sulla Tua parola, la settimana comunitaria per i ragazzi delle superiori); abbiamo comunque avuto la possibilità di accostarci all’Eucarestia quotidiana. Questa situazione mi ha portato ad accorgermi di una cosa: quante volte nella mia vita do per scontata o dovuta la presenza del Signore? Quante volte mi accosto a Lui con il desiderio di incontrarLo e quante volte invece vivo la Messa puramente come uno dei vari impegni comunitari?

Come abbiamo fatto a tener l’attenzione vigile in questo tempo? Vi proponiamo tre brevi racconti di questa settimana.

Giorno 1 - inizio del cammino

Non ho vissuto in prima persona il digiuno dall’Eucarestia, come invece hanno vissuto alcuni cristiani in questi giorni, ma ho vissuto la fame di Lui. Ho chiesto di vivere ogni circostanza come una possibilità per diventare più uomo, per capire un po’ di più cosa voglia dire che Cristo risponde veramente al mio desiderio di felicità, al mio bisogno più vero. Questa Quaresima iniziata con “l’emergenza sanitaria” è stata allora un’occasione preziosa per me di riscoprire ciò che ho fra le mani, la relazione col Signore e pensarla davvero come un Dono di Dio. Interrogarmi su cosa regge la mia vita, cosa sia l'essenziale, chiedendo al Signore uno sguardo sincero di fronte alla domanda: “Cosa mi rende veramente felice?”: ecco il cammino della Quaresima che la Chiesa mi propone! In questi giorni ho riascoltato anche una canzone di Mina che mi ha fatto compagnia e che ha ridestato nel mio cuore il bisogno di Gesù e soprattutto la certezza che se me ne andassi via da Lui, da chi potrei andare? “E se domani e sottolineo "se" all'improvviso perdessi te avrei perduto il mondo intero non solo te”. Il Signore usa sempre dei metodi geniali per richiamarmi dalla distrazione e far riemergere tutta la portata della sua proposta.

Giorno 2 - al lavoro!

Abbiamo rispolverato il valore dell’ora et labora di S.Benedetto. Vivere un momento in comunità, diverso da quello che mi ero prefissato, mi ha aiutato a tener alto lo sguardo. Giovedì mattina scorso, ad esempio, tutta la comunità si è divisa in due gruppi di lavoro: uno ha pulito e riorganizzato alcuni spazi interni e l’altro, nel quale ero anch’io, ha sistemato invece all’esterno alcune zone del giardino, del piccolo orto, la serra e ha finito di pulire la vigna che, settimana scorsa, un nostro compagno aveva potato. Mentre raccoglievo in fascette dei pezzi di legna mi è sorta nella mente l’immagine dei monaci medievali che, dopo il crollo di Roma, uno degli eventi più importanti della storia occidentale, ricominciarono a ricostruire la vita proprio dall’ordinario dei monasteri, dalla vita semplice, fatta di preghiera, di lavoro e di condivisione. Ed è così anche per me: mentre il mondo rischia di farsi prendere dall’ansia o dalla frenesia di questo “momento particolare”, ho voluto iniziare il cammino della Quaresima a partire dal quotidiano, dalla vita semplice, insieme ai miei compagni, ma con nel cuore la grande domanda di cui parlavo prima: “Che cosa mi rende veramente felice?”.

 

Giorno 3 - si stupirono i miei occhi

Lasciata la città, con la sua aria greve, la giovane congrega mosse verso i colli verdi, dove la bellezza di un’arte nascosta nutre gli occhi quanto il cuore.

Ebbene, non è l’incipit del Decameron: la città non è Firenze e i colli sono quelli dell’Astigiano!

Questa, invece, è la breve storia di come una giornata che poteva finire nel novero delle ore anonime sia diventata un giorno nitido e vivo. E questo per il fatto che una gita come tante è diventata tempo per stupirsi, per cercare la bellezza nelle cose e nelle persone. È questo il miracolo che capita ogni volta che il vedere diventa guardare, l’udire ascoltare, il convivere gustare una relazione.
Davanti, solo l’arenaria della pieve di San Secondo: bianca all’azzurro cielo terso. Tra le sagome dei capitelli e i tocchi scherzosi della campana, questo ha detto il cuore agli occhi accesi: «Non abituatevi mai alla bellezza, non datela per scontata! Sarà utile cercarla sulle piste quotidiane, consumate da sguardi abituati. E in questo esercizio di bellezza, cercate affamati quegli uomini e quelle donne che sapranno aprirvi gli occhi al Bello!».
Perché bellezza è splendore di Dio che si rivela, evidenza agli occhi dei semplici che sanno amare.

Breve storia di una gita di Seminario: visita alla pieve di Cortazzone e alla Parrocchiale di Villafranca d’Asti, tempo di fraternità con una famiglia a Soglio.

 

Matteo e Stefano