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«Cosa vuoi che io faccia per te?» è lo slogan che la comunità del Seminario – formatori e seminaristi insieme – ha scelto per accompagnare il cammino dell’anno e la giornata del Seminario. Vogliamo sentirci pienamente inseriti nella Chiesa, in particolare nella nostra chiesa locale, con il Vescovo, i preti, i diaconi ed i laici. Il desiderio è diventare un segno significativo della disponibilità al Signore, per essere dei discepoli che hanno una profonda fiducia in Gesù.

 Questa frase, con alcune differenze ovvero al plurale, è presente sia nel Vangelo di Matteo, rivolta ai ciechi che chiedono la misericordia di Gesù, che nel Vangelo di Marco, nell’episodio dei figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni.

 

In entrambi i casi è un interrogativo che pone Gesù. Essa è una delle domande fondamentali che chi crede deve essere disposto a sentire. Perché la risposta non è mai scontata! Spesso può essere una risposta che non sa vedere un bene più grande, forse anche lecita ma limitata solo da piccoli orizzonti. Gesù invece vuole innalzare il nostro sguardo fino a contemplare la felicità in Dio, quella che Lui, con il Padre e nello Spirito, ci offrono. Questa domanda non è scontata nemmeno per chi vive in Seminario, perché spesso rischia di essere coperta da tante “voci” – della fatica del quotidiano – che non ci permettono di ascoltarla in pienezza.

Invece ogni giorno in Seminario, il Signore vuole mettersi a nostra disposizione perché lo possiamo incontrare. Questo avviene nelle attività di comunità, nello studio, nella vita fraterna, nelle proposte pastorali per i giovani – Sulla tua parola una scuola di preghiera mensile per i ragazzi delle superiori, le veglie eucaristiche incentrate sulla vocazione, la lectio divina mensile aperta a tutti quelli che vogliono partecipare, le settimane comunitarie dei ragazzi delle superiori, i ritiri offerti alle parrocchie, la settimana di missione, a fine gennaio 2019, a Ciriè – nel servizio dei seminaristi nelle singole parrocchie. In tutte queste esperienze non siamo noi a fare delle cose per Gesù ma è il Signore che ci insegna la sua amicizia, bontà e fedeltà e continua ogni giorno a chiederci: “cosa vuoi che io faccia per te?”.

E’ il Signore che chiama questo gruppo di giovani, le età infatti vanno dai 20 ai 37 anni, a comprendere la verità della vocazione rimettendola nelle mani della verifica della Chiesa. Significa crescere per poter esercitare un domani il servizio del presbiterato: essere preti in funzione della vita e del bene del popolo di Dio. Si cammina insieme per una maturazione umana, spirituale, teologica e pastorale.

Nell’anno corrente 2019/20 in Seminario Maggiore, la cui sede è in via Lanfranchi 10 a Torino, ci sono venti seminaristi della diocesi di Torino, di cui due già diaconi, uno della diocesi di Casale, uno della diocesi di Susa, uno della diocesi di Asti ed uno della diocesi di Tortona. I formatori sono il rettore, il vicerettore ed il padre spirituale. Vivono in Seminario anche tre preti diocesani. Un diacono è economo della comunità. Inoltre da quattro anni è residente una comunità religiosa femminile coinvolta nel progetto formativo – la fraternità Maria di Magdala -  a cui appartengono tre sorelle Discepole del Vangelo.

In questa giornata del Seminario tutto il popolo di Dio, la Chiesa che è in Torino, è chiamato a sentirsi responsabile di questo progetto. E’ invitato a pregare per la comunità propedeutica, per i seminaristi, per i formatori, per i giovani che si stanno interrogando e pensano di donare la loro vita nel presbiterato. Infine pregare anche per chi non ha ancora avuto il coraggio di rispondere al Signore, alla sua domanda: «cosa vuoi che io faccia per te?»

Don Antonio

Vicerettore del seminario

la vocazione

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