Diario di bordo

scampia

Condiviamo in quest'articolo due esperienze estive vissute dai seminaristi Samuele e Daniele, rispettivamente  a Scampia e in Kosovo.

Il Kosovo è uno staterello con una superficie di 10.908 km² (quasi identica a quella dell'Abruzzo) posto nella regione balcanica, tra Serbia, Montenegro, Albania e Macedonia. Questo apparentemente insignificante pezzo di terra, ha alle spalle una storia di contesa. Nella Jugoslavia di Tito il suo stato costituzionale era quello di provincia autonoma della Serbia, seppure con popolazione a maggioranza albanese. Tale etnia ha insistito per il riconoscimento dello status di repubblica nel 1968 ottenendolo de facto, ma non de jure, nel 1974. Con l’ascesa al potere di Milošević si ebbe la revoca dell’autonomia costituzionale del Kosovo portando a un’escalation di eventi (dapprima come protesta pacifica, in seguito sfociando in lotta armata) che a fine anni ’90 portò a una sanguinosa repressione serba, corollata di massacri, pulizia etnica e atrocità di vario tipo. 

 

Questa breve e incompleta premessa storica è necessaria per capire il contesto nel quale sono capitato quest’estate. In un paese che tanto ha sofferto sono cresciuti anche germogli di dono e di bontà. In uno di essi sono stato ospitato. Una casa famiglia a Leskoc, tra quelle che fanno riferimento alla Caritas dell’Umbria, fondata da alcuni ragazzi italiani come coronamento di un’avventura di generosità cominciata a partire dalla fine della guerra e non ancora terminata. In essa sono accolti 16 minori in affido e ci si prende cura di circa 200 famiglie povere.

Tre cose mi hanno colpito: l’accoglienza, tutto è curato nei minimi dettagli perché chi arriva possa sentirsi a casa, la semplicità, in una vita fatta di lavoro, preghiera e momenti di condivisione gioiosa e la differenza di esperienze umane, essendo presenti famiglie e volontari di diverse provenienze, religioni e idee. Un contesto di questo genere, che mette a confronto con una realtà profondamente segnata dalla storia che ha vissuto, richiama alla mente Is 1,11 «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici» ricordando come il Signore, servendosi della disponibilità di chi gliela dona può fare nuove tutte le cose (Ap 21,5).

Daniele

Prima di partire per Scampia avevo qualche timore e perplessità. Ma sono partito.
A fine agosto ho vissuto una settimana di servizio a Scampia, un quartiere di Napoli, tristemente salito alla ribalta per le vicende legate alla delinquenza di vario genere e conosciuto grazie alla serie tv Gomorra di Roberto Saviano. Ho vissuto lì questi otto giorni con un altro seminarista, Stefano, e un gruppo di una dozzina di ragazzi di Milano che abbiamo conosciuto sul posto. Tutti i giorni facevamo un po’ di animazione con bambini e ragazzi , specialmente ragazzi di un complesso di appartamenti chiamato “Lotto-P”. Avevamo a che fare con bambini anche piccoli (qualcuno di 3-4 anni) e altri un po’ più grandi, e con loro passavamo un paio d’ore al mattino e al pomeriggio in un grande parco che si trova al centro del quartiere di Scampia. Alla sera abbiamo vissuto incontri molti forti con persone che in vario modo lottano contro la camorra e che si sono rimboccate le maniche per rendere più vivibile il loro quartiere. In tutta questa esperienza siamo stati guidati e seguiti dai padri Gesuiti di Scampia, che da anni si impegnano nel quartiere per dare una speranza ai cittadini, alle famiglie e ai ragazzi. In questi anni hanno dato vita al Centro Alberto Hurtado, dove vengono svolte attività varie, come il doposcuola per i ragazzi, laboratori musicali, un laboratorio di abbigliamento e di moda, per permettere a giovani e adulti di riprendere in mano la loro vita e impegnarsi per trasformarla in un capolavoro. Stando con i bambini e i ragazzi abbiamo potuto vedere quanto sia faticoso vivere sotto il peso della delinquenza, della droga, della violenza, della camorra, perché tutto questo rovina le famiglie (tanti genitori di quei bimbi sono in carcere) e di conseguenza i bambini, che crescono senza prospettiva di cambiamento, senza alternative per il loro futuro. I Gesuiti, insieme a tante persone buone e le altre associazioni presenti, provano a dare un orizzonte nuovo per la vita di questi ragazzi. Sono ritornato con una convinzione maturata sul campo: nonostante le difficoltà, bisogna spendersi per il bene, bisogna lottare per la giustizia, bisogna dare un significato nuovo alla società, bisogna lottare per ciascuno di quei bambini: vale la pena, perché “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me” (Mt 25,40).

Samuele