Diario di bordo

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ESPERIENZA AL CAMPO ROM

“Sar san? Lačé!” (Come va? Bene!) Sono queste le prime parole che abbiamo imparato dai bambini Rom. Infatti da metà novembre tutte le settimane ci rechiamo in due campi della periferia di Torino con un fratello della Sacra Famiglia e con alcuni giovani che stanno facendo un’esperienza di Servizio Civile presso l’UPM (Ufficio della Pastorale Migranti) della diocesi di Torino oppure che hanno la voglia di coinvolgersi in questa avventura!
La nostra presenza nei due campi non consiste nello svolgere attività straordinarie, ma soprattutto nel creare delle relazioni semplici con le persone che incontriamo sia adulti che bambini e ragazzi.

Con gli adulti si tratta di condividere quello che loro vivono, a volte davanti a un caffé che ci offrono per accoglierci, con i bambini cerchiamo di fare qualche semplice attività di gioco trascorrendo con loro qualche ora.
All’inizio non è stato facile creare dei legami perché non conoscendoci la gente dei campi era molto diffidente e temeva che fossimo dei servizi sociali o della Polizia, con il tempo però la situazione è migliorata e anche loro si sono aperti molto; a volte ci chiedono qualche consiglio oppure ci raccontano qualche problema che vivono sia tra di loro che con il mondo esterno. Sì, perché entrando in quei campi sembra davvero di non essere più nella Torino che tutti quanti conosciamo, ma per certi versi si tratta di un altro mondo. Tra le piccole case o baracche non ci sono cancelli o recinti che delimitano le proprietà, ma solo cumuli di macerie o rifiuti che sono lì da tempo; in alcuni angoli capi famiglia che parlano tra loro condividendo le loro preoccupazioni riguardo al futuro dei campi, sulle strade, a volte sterrate, donne che spingono passeggini su cui ci sono bambini oppure cisterne piene di acqua. I bambini non mancano e a volte entrando in qualche baracca si rimane stupiti del loro numero.

WhatsApp Image 2019 03 29 at 13.57.08Abbiamo chiesto a Fratel Ettore che senso può avere la presenza della Chiesa all'interno di un campo Rom. Lui ha risposto: "In un periodo di indifferenza e a volte anche di odio, noi abbiamo il desiderio di portare in mezzo alle famiglie Rom il volto buono del Vangelo e l'amicizia e l'affetto disinteressato della Chiesa torinese e del volontariato che si ispira al comandamento dell'amore al prossimo senza distinzioni."


Quello che ci piacerebbe fare è aiutarli a capire che la loro cultura e la loro origine può arricchire la vita di altre persone così come anche la loro vita può essere arricchita da nuovi incontri e nuove esperienze. Nei prossimi mesi, infatti, con i bambini che vorranno partecipare, inizieremo a giocare a calcio con il primo obiettivo di divertirsi imparando anche alcune regole.
Questi mesi trascorsi nei campi Rom ci hanno aiutati a cambiare il nostro punto di vista su alcune problematiche e molto spesso sugli stereotipi riguardanti queste persone e ci hanno consentito di vivere una vera esperienza di chiesa in uscita.