1Paolo

Parrocchia di servizio:
San Gioacchino

Paolo Miotti

04/03/1984 diocesi di Torino 

Ciao, chiamo Paolo Miotti, ho 36 anni e sono originario della provincia di VicenzaMi sono laureato alla triennale in Lettere Antiche a Padova e a 21 anni ho scelto di trasferirmi a Torino, presso l'Arsenale della Pace, che avevo conosciuto 2 anni prima in un'esperienza estiva di servizio, per vivere da consacrato all'interno della Fraternità della Speranza del Sermig.
A 30 anni, dopo averne parlato col mio padre spirituale Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, ho iniziato gli studi presso la Facoltà Teologica di Torino, per dare gambe al desiderio di una vita sacerdotale, desidero che abitava dentro di me e che  è maturato e emerso lentamente nella vita comunitaria. Ho così anche iniziato in parallelo il cammino formativo in seminario. A giugno ho ricevuto il ministero dell'accolitato e sto prestando servizio presso la Parrocchia di San Gioacchino, la parrocchia di zona dell'Arsenale.
Al Sermig seguo in particolare le  accoglienze delle persone in difficoltà e i gruppi di giovani che ogni settimana ci raggiungono per vivere esperienze di servizio e di spiritualità

 1Marco

Parrocchia di servizio:
San Gioacchino

Marco Vitale

5/09/1973 diocesi di Torino

Ciao, sono Marco e sono nato a Cremona il 5 settembre. Ho una famiglia que mi vuole un mare di bene e mi ha sostenuto in ogni fase della vita. Ho cosí potuto studiare, fino a ottenere una laurea in ingegneria delle Telecomunicazioni presso il Politecnico di Milano. Ho poi completato un Master al Politecnico di Torino e lavorato alcuni anni nel centro di ricerche di Telecom Italia (lo CSELT) imparando molto dalla professionalitá dei miei colleghi. Col passare degli anni, i racconti dei missionari mi hanno aiutato a guardare il mondo percebendo le sue meraviglie ma anche le sue grandi tristezze: la fame, la povertá, le ingiustizie. Di fronte a questo scenario, spesso avvilente, ho conosciuto la vita e lo sforzo di una piccola fraternitá di giovani, famiglie, monaci e monache: la “fraternitá della speranza”, il Sermig. Con la voglia di cambiare questo mondo, avevano deciso di cominciare dalla loro cittá, Torino, trasformando forse uno dei luoghi piú tristi, un antico Arsenale di guerra, in un Arsenale della Pace. Lo stavano facendo ispirati dalla profezia di Isaia. É un arsenale della pace perché prova a offrire un po’ di pace a tanta povera gente di questo tempo: pasti caldi, un letto, la possibilitá di ricominciare una vita nuova.
Io oggi sono uno di quei monaci. Da 14 anni vivo a San Paolo del Brasile, presso l’Arsenale della Speranza e con l’aiuto del Seminario di Torino, potró aiutare la gente che bussa alla nostra porta a incontrare Gesú, anche come suo sacerdote.

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Parrocchia di servizio:
Unità Pastorale di Voghera

Daniele Lottari

21/01/1985 diocesi di Tortona

Ciao, sono Daniele, nato a Voghera e sono seminarista della diocesi di Tortona al VI anno. Sono entrato in seminario a 30 anni dopo aver studiato Analisi e Gestione dell'Ambiente e aver lavorato per diversi anni come perito assicurativo. Attualmente svolgo il mio servizio nell'Unità Pastorale di Voghera. Per molti anni ho fatto judo e tutt'ora mi piace. Amo inoltre la montagna e il camminare e quando posso ne approfitto.

 1Eduard

Parrocchia di Servizio:
Santi Cosma e Damiano

 Eduard Blaj

21/02/1980

Ciao, sono Eduard e ho insegnato religione nelle scuole superiori in Torino dal 2008 fino a quest'anno. Attualmente presto servizio nella parrocchia Santi Cosma e Damiano a Borgaro. Sono nato e cresciuto in una piccola città della Romania, in una famiglia cattolica che mi ha trasmesso fin da piccolo la fede e l’appartenenza ecclesiale.  All’età di 19 anni, ho deciso di lasciare la mia terra natale per venire in Italia e vivere un’esperienza di lavoro fuori dal mio Paese. Poter partire si trattava di lasciare le certezze della vita con la mia famiglia e gli studi alla Facoltà Teologica di Iasi che avevo appena cominciato. Facendo riferimento ad un passo del Vangelo che mi è caro, mi sentivo un po’ come il “figliol prodigo”, che ha chiesto al padre la parte di eredità che gli era dovuta ed è partito per un paese lontano senza avere riferimenti, per vivere e realizzare la propria vita. Sono quindi arrivato a Torino e mi sono adattato a svolgere diversi lavori, dal carpentiere all’operaio. Nonostante la mia realizzazione professionale, avevo sempre la sensazione che mancasse qualcosa nella mia vita, provavo un sentimento di vuoto, vuoto che mi sono accorto di riuscire a riempiere nel momento in cui mi trovavo in adorazione davanti al Santissimo. Tuttavia, in qualche modo, in tutto quel periodo lavorativo ho cercato di tenere Dio lontano perché volevo essere artefice e l’unico protagonista della mia vita.  Da sempre, ho percepito dentro di me una chiamata a servire il Signore e negli anni si è fatta strada l’idea di farlo concretamente nel sacerdozio.