Diario di bordo

Nel ponte dei Santi i seminaristi del primo corso si sono recati con don Ennio a Medolla, in provincia di Modena, paese terremotato gemellato con la regione pastorale piemontese. Le colline dell’Appennino emiliano hanno accolto quella che il parroco don Davide chiamava “Ciurma!”: una trentina di ragazzi desiderosi di stare insieme. Quando i seminaristi erano partiti desideravano testimoniare la comunione che nasce dalla fede in Gesù.

Medolla Ma che cosa hanno trovato poi? Non dei terremotati, ma dei terremoti! Ragazzi disponibili a raccontarsi, a chiedere, ad ascoltare; capaci di pregare, di giocare anche dopo il tramonto nella caccia al tesoro per le vie di Castelluccio di Moscheda, attentissimi ai racconti della buonanotte e prontissimi a preparare scherzi.

Carlo, Paolo e i due Daniele, partiti desiderosi di donare, sono tornati carichi di doni ricevuti: la fede che esce sempre rafforzata dall’accoglienza, dalla gioia e dalla spontaneità di un gruppo di ragazzi; la speranza concreta di chi desidera ricostruire non solo muri, ma vita. Infine l’amore: è stato il protagonista principale grazie al beato Piergiorgio Frassati, testimone centrale della riflessione di sabato (egli teneva sempre in tasca una copia dell’Inno alla Carità di san Paolo!); poi è stata la volta di don Davide che, nell’omelia della domenica, ha sottolineato quale dovrebbe essere il motore di ogni nostra scelta; e “i ragazzi” - dietro questo termine si cela la meraviglia di volti, nomi, storie e passioni - che sono stati a loro volta testimoni nella loro gioia di vivere.

Alla fine della Tre giorni ci si è salutati con un “arrivederci” che vale qualche impegno: ricambiare la visita qui a Torino e rimanere connessi grazie ai numeri telefonici, qualche contatto sui social network e l’incontro quotidiano nella preghiera.

Appena imboccata la via del ritorno, sul furgoncino che ci riportava verso casa, dai cuori di tutti è sgorgata spontanea una preghiera: il Magnificat.

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