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LOREDANA E LA VOCAZIONE

Come ogni anno, il festival di Sanremo termina e sfocia in mille polemiche. Senza soffermarci su tante questioni e svariate prese di posizione in favore di un artista o di un altro, proviamo a prendere tra le mani il testo della canzone di Loredana Bertè, dal titolo Cosa ti aspetti da me. Ho una pretesa al di là delle intenzioni della Bertè: dare a questo testo un significato diverso, qualcosa che Loredana non si aspetta né si immagina, ma che grazie alle parole della canzone riesco a individuare.  Premessa importante: ascoltando questa canzone, con questo ritmo incalzante, rimbombante, impetuoso, con queste parole accese, ho pensato che sia come il dialogo forte, vigoroso, tra l’anima e Cristo. Quando ci si sente chiamati con una vocazione particolare non è detto che tutto fili liscio, non è automatico che tutto proceda in maniera lineare, ma molto spesso si tratta di una lotta (vedi Giacobbe in Genesi 32, 25-33), di un conflitto tra quello che io penso e quello che Cristo mi chiede.

Prenderò alcune frasi dalle strofe e dal ritornello, e cerco di spiegarle spiegandomi. (Consiglio di andare a prendere il testo e vederlo!)

“C’è qualcosa che non va”. Inizia così la canzone. Quando si parla di vocazione, si parte sempre da una insoddisfazione direi, o per un passato convincente che non c’è più, o un futuro attraente che deve arrivare, o un presente speranzoso e offuscato insieme.

Che vuoi dare tutto, vuoi dare tutto e resti lì…”. Significa in fondo che la vocazione chiede tutto, non solo un po’, non solo qualcosa! Chi si sente chiamato si sente chiamato a dare tutto: a Dio si dà tutto, questa è l’esigenza! Ma si riscontra la nostra pochezza, la nostra meschinità, perché in fondo vorremmo noi controllare tutto, vorremmo noi avere in mano la nostra vita, proprio nel momento in cui il Signore ce la chiede, e quindi rimaniamo lì, bloccati.

“Che cosa vuoi da me?”. Inizia il dialogo serrato della preghiera, tra Dio e l’anima. Questa è la supplica dell’anima a Dio: cosa vuoi da me? Cosa mi chiedi?

“Cosa ti aspetti dentro te?”. Questa è la contro-domanda di Dio: in fondo al tuo cuore cosa si trova? Quanto sei autentico, quanto sei vero?

“Che cosa vuoi per me?”. Per me: qui cambia tutto! Quando si scopre che la proposta esigente di Dio è per me allora la prospettiva assume contorni diversi.

“Se va bene va bene così e fragile, fragile resti lì…”. La proposta di Dio sembra calzata su misura per me, sembra davvero solo mia… ma io mi vedo inadatto, fuori da quella taglia, da quell’abito nuziale, perché sono fragile, bloccato, resto lì immobile e inconcludente.

“Ma io non posso credere che, che esista un altro amore, che esista un altro amore come te!”. La resa dei conti: ne esco sconfitto! Sconfitto dall’Amore! Da un amore non in-credibile, perché solo l’Amore è credibile! (vedi la Prima lettera di Giovanni 4, 7-10) Solo ora, solo in questo momento si accoglie la vocazione: perché è l’Amore a manifestarsi nella mia vita, perché è per Amore la mia vita, e come Lui non c’è nessuno simile. Riconoscersi amato con un affetto particolare è la chiave di volta della mia esistenza: solo questo mi permette di rispondere all’Amore con amore, con un amore mio e in modo particolare.  E non sono perdente, ma vincitore per Amore e vinto dall’Amore.

Samuele