Diario di bordo

Car sem 2

Missione Carignano : «Fate quello che vi dirà»

Pochi giorni, ma intensi e ricchi di incontri. La Missione che quest’anno ha visto impegnato il Seminario Maggiore di Torino si è svolta tra il 23 e il 27 gennaio nella suggestiva cornice di Carignano, ospitata dal parroco don Mario Fassino. Come è ormai consuetudine dal 2012, noi seminaristi, i nostri formatori e alcune consacrate (le Suore Operaie di Rivoli e le Discepole del Vangelo di Torino) siamo invitati ogni anno a condividere una settimana della vita ordinaria di una parrocchia e a visitare le diverse realtà attive sul territorio. In questo modo il Seminario ha occasione di farsi conoscere alla sua diocesi e, allo stesso tempo, di proporre alla comunità che l’accoglie attività, incontri e testimonianze con un particolare taglio vocazionale.

 

   Lo slogan che ci ha accompagnato quest’anno è tratto dall’episodio delle nozze di Cana raccontato dall’evangelista Giovanni. «Fate quello che vi dirà» dice Maria ai servi del banchetto nuziale, invitandoli ad accogliere con fiducia la volontà di Gesù. Sotto gli auspici di questo versetto la prima serata rivolta ai gruppi di giovani delle superiori ha messo in scena una festa di nozze con tanto di invitati e torta. I ragazzi, attraverso attività dinamiche e interattive, hanno potuto scoprirsi a loro volta invitati ogni giorno dal Signore che li chiama nelle loro scelte e responsabilità quotidiane. La seconda serata, dedicata agli adulti, alle famiglie e ai diversi volontari della parrocchia, ha proposto le testimonianze di tre coppie di sposi che hanno condiviso le loro esperienze di famiglia: tutte storie diverse, ma accomunate dalla fede e dalla fiducia di essere sempre accompagnati da Dio, tanto nelle gioie quanto nelle prove della vita. La terza sera è stata dedicata alla veglia di preghiera aperta a tutti e ospitata nella maestosa parrocchia dei SS. Giovanni Battista e Remigio. E’ stata un’occasione per mettersi all’ascolto della Parola di Dio di fronte a Gesù Eucaristia, per ricordarci che tutto ha origine da Dio e da lui viene ogni grazia, come le vocazioni che rendono viva la sua Chiesa. Infine l’ultima serata ha coinvolto nuovamente i giovani in un momento conviviale durante il quale, oltre a condividere la cena, abbiamo avuto uno scambio in amicizia sulla fede e sul modo in cui trasforma l’esistenza.

   Durate il giorno, invece, gli impegni sono stati i più vari: dalle visite alle case di riposo ai gruppi Caritas, dall’affiancamento dei ministri straordinari della Comunione per incontrare i malati e gli anziani nelle loro case agli incontri con i gruppi di catechismo, dall’oratorio ai gruppi scout, dalla visita al campo rom agli incontri con le associazioni del territorio, come il gruppo missionario Mato Grosso e l’Associazione TraMe che, tra le altre cose, gestisce un centro di accoglienza straordinaria. Inoltre le mattine ci hanno visti impegnati nelle testimonianze nelle scuole; quest’anno siamo stati in alcune classi degli istituti Baldessano Roccati di Carmagnola e nei licei torinesi Vittorio Alfieri e Galileo Ferraris. Abbiamo anche avuto la fortuna di essere ospitati presso alcune famiglie, che ci hanno aperto la porta della loro casa offrendoci la cena e un letto per la notte. La Missione si è conclusa significativamente con l’Eucaristia festiva celebrata nelle giornate di sabato e domenica nelle parrocchie di Carignano e di tutta l’unità pastorale. In ognuna di queste attività, così come nelle varie Messe della settimana, era sempre prevista la testimonianza di un seminarista per condividere la storia della sua chiamata, del suo incontro personale con Gesù e del suo cammino di sequela.

   La settimana di Missione è un tempo nodale nella vita del Seminario. Viene preparata con impegno ed è vissuta come un’esperienza pastorale forte e coinvolgente. Solitamente si immagina il missionario semplicemente come qualcuno che parte alla volta di una terra lontana per annunciare il Vangelo a un popolo straniero. Questo non corrisponde alla realtà, o perlomeno solo in parte. Il missionario è colui che non solo offre qualcosa, ma che riceve anche molto dagli altri facendo ciò a cui è chiamato. Anzi, a conti fatti, forse è più quello che riceve che quello che crede di aver donato. E questa è anche l’esperienza che noi seminaristi maturiamo all’indomani di ogni nostra piccola missione diocesana. Molti incontri si trasformano in amicizie destinate a durare a lungo e spesso le collaborazioni con le parrocchie continuano ben oltre nel tempo. Ognuno di noi si riconosce cresciuto e confermato nella propria vocazione. Ciò che un seminarista ricorda delle missioni non è tanto ciò che ha proposto o organizzato, ma un nome, un sorriso, una lacrima, un volto. Abbiamo la certezza che il Signore ci ha donato il centuplo di quel poco che siamo riusciti a testimoniare del suo amore e custodiamo gelosamente tutte le esperienze condivise, le vite raccontate, gli sguardi incrociati che non smettiamo di ricordare nella preghiera.

Il Signore come sempre si dimostra fedele alle sue promesse e a noi non rimane che ringraziarlo e incarnare nella nostra vita il consiglio di Maria: seguire Gesù e fare la sua volontà, per annunciare alla Chiesa il suo Regno che verrà e impegnarci a viverlo già oggi, pregustandolo in tempi di grazia come questo vissuto a Carignano.                           

         

I seminaristi di Torino