mon8 Dicembre 2018 - Beatificazione dei 19 martiri della Chiesa di Algeria: fra questi i monaci di Thibirine e il vescovo di Orano, Mons. Pierre Claverie.

 Condividiamo qualche riga di Pierre Claverie: si tratta di un testo scritto nel marzo 1996 qualche mese prima di essere ucciso insieme al suo autista Mohamed Bouchikhi, il 1 agosto 1996.

 

 

Sappiamo in Algeria cosa significa morire di morte violenta. Con dozzine di migliaia di Algerini e Algerine, affrontiamo ogni giorno questa minaccia diffusa che a volte si delinea a realizza, qualsiasi siano le precauzioni prese. Molti si domandano ancora – e ci domandano- perché ci ostiniamo ad esporci così. Altri ci accusano quasi di provocare, con la nostra sola presenza, quelli ai quali offriamo occasione di uccidere [...]. Ecco posta dunque la domanda radicale della morte e del senso della nostra vita [...]. Il movimento di tutta l’esistenza credente si svolge sotto il segno del passaggio dalla morte alla vita. La morte non è più allora chiusura sulla quale inciampa ogni speranza, ma la soglia di una vita nuova, più giusta, più forte, più vera. Non è più la negazione della vita, ma la condizione della sua crescita e della sua fecondità. Chi vuole vivere, nel pieno senso della parola, conosce la necessità delle rotture e delle morti in cui si ha l’impressione di perdere tutto. Non c’è vita senza spoliazione, perché non c’è vita senza amore né amore senza abbandono di ogni possessione, senza gratuità assoluta, dono di sé nella fiducia disarmata. Amare qualcuno non è forse preferirlo alla propria vita? Essere pronti a donare la propria vita per qualcuno è proprio la prova decisiva del nostro amore. Al di là di questo dono, noi non abbiamo ancora amato, o almeno, non abbiamo amato che noi stessi”.