Sabato Santo

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La Tradizione della Chiesa indica come caratteristica essenziale di questo giorno il silenzio, in primo luogo a livello liturgico: è infatti l’unico giorno dell’anno in cui in tutte le chiese del mondo non si celebra la Santa Messa. Cristo è morto e tutto tace, tutto si è come fermato. Le reazioni delle persone che hanno conosciuto Gesù di fronte a questo avvenimento sono due: quella dei discepoli, compresi gli apostoli, e dall’altra parte quella di Maria. I discepoli infatti si trovarono di fronte allo sconcerto, al non senso di quel Gesù che avevano riconosciuto come Messia consegnarsi alla morte e alla sconfitta di fronte al mondo. Quali sentimenti allora? La delusione, la paura, il non senso, il fallimento e lo sconforto.

Ma vi è anche un’altra reazione: quella di Maria, la Madre. Come tutto era iniziato con una inspiegabile e dirompente irruzione di Dio nella sua vita alla quale rispose con il suo “fiat”, la Vergine sapeva che non sarebbe potuta finire così, che la morte non era l’ultima parola, che Dio stesso l’avrebbe sorpresa ancora una volta ed insieme a lei il mondo l’intero universo. Una omelia del IX secolo di Giorgio di Nicomedia ci consegna la Vergine Santissima proprio in questa attesa: «Mentre infatti tutti si ritirarono, solo lei, la Madre, arsa da fuoco impetuoso d’amore e con fede incrollabile sedette accanto alla tomba, pronta a deliziarsi della beatifica resurrezione. […] Ritengo che a lei per prima fu dato l’annunzio della divina resurrezione: come infatti gioì dell’ineffabile incarnazione, così esultò per l’apparizione e lo splendore del Figlio risorto».

Ma quale il senso più profondo di questo giorno? La Chiesa lo ha da sempre collegato all’articolo di fede del Credo “discese agli inferi”. In una omelia di San Gregorio Palamas del XIV secolo, questo teologo così si esprime a riguardo: «L’evangelo doveva essere annunziato anche a coloro che si trovavano agli inferi [1Pt 3,19] e doveva essere manifestato questo disegno di salvezza ed essere donata infine la liberazione dai demoni che li tenevano prigionieri, la santificazione e le promesse future. Era dunque necessario che Cristo discendesse anche agli inferi, ma tutto questo doveva essere compiuto secondo giustizia, senza la quale nulla da parte di Dio è compiuto. Oltre a tutto ciò, giustizia voleva che l’ingannatore fosse ingannato e che perdesse la ricchezza che si era procurato con la frode, e che per mezzo della sapienza fosse sbaragliata la malvagità, per la quale non cessava di insuperbire il principe del male». Ecco quindi il significato: la morte e la sepolture del Signore ne permette discesa agli inferi per annunciare la Buona Novella e liberare dalla morte proprio sul suo stesso campo (ecco il tema caro ai Padri dell’ ingannatore ingannato). Compiuta anche questa parte della redenzione, l’universo intero si prepara alla redenzione pasquale nella Resurrezione.

Filippo