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3opoSuonare i silenzi

“Bisogna saper suonare i silenzi”. E’ questo un adagio nato nell’ambiente jazz, ma valido per tutto l’universo della musica. Un buon musicista sa quando il suo strumento deve tacere perché anche i silenzi e le pause godono di una loro dignità musicale. Immaginatevi cosa sarebbe la Quinta di Beethoven senza le pause! O come suonerebbe la marziale introduzione dell’inno di Mameli senza i respiri intermedi! Non c’è musica senza silenzio e non c’è silenzio senza musica. Il silenzio non è un vuoto, né è la semplice assenza di suoni; il silenzio è il luogo in cui parla uno strumento che non ha voce: il tempo.

 

Nello spartito della vita non raramente si incorre in delle pause: talvolta preparate da una lunga discesa cromatica che si stempera in tinte sempre più gravi fino ad estinguersi, talvolta giunte inattese a troncare un movimento brillante e compatto; ora a sincopati singhiozzi, ora dilatate senza fine. Il silenzio fa paura. Ha il sapore della solitudine e della morte. Tendiamo allora a riempirlo di noi o di altro per allontanare con la presenza di qualcosa un’assenza che non comprendiamo. Ma non dobbiamo spaventarci. Dio ci ha fatto una promessa. Egli abita anche quei vuoti e quegli spazi bianchi della nostra vita e non si stanca di aspettarci. Sa farsi sentire anche nel silenzio sussurrato da una brezza leggera. Il silenzio, allora, non avrà mai l’ultima parola se solo sapremo come suonarlo e se solo ci ricorderemo che la Risurrezione non fa rumore.