B come... Marco!

5w1h

Chi cosa dove quando perché

Prima di tuffarci nel nuovo anno liturgico, è d’obbligo affrontare brevemente le famose “cinque W” sul Vangelo di Marco: WHO, WHAT, WHERE, WHEN, WHY… questo misterioso (vedremo perché) autore del Secondo Vangelo ha composto la sua opera.

 

CHI

A prima vista può sembrare sciocco chiedersi chi ha scritto il Vangelo di Marco, ma non è proprio così! Infatti in questo Vangelo (come anche negli altri tre) non compare il nome dell’autore: la sua paternità è stata attribuita a un certo Marco fin dall’antichità, a causa di una testimonianza antichissima di un vescovo dell’Asia Minore, un tale Papia, che ne parla come l’”interprete di Pietro”, colui che avrebbe messo per iscritto i racconti dell’apostolo.

Non è l’unico “Marco” possibile: nel Nuovo Testamento compare infatti anche un certo Giovanni Marco, un uomo di Gerusalemme che aveva accompagnato Paolo e Barnaba in un loro viaggio.

COSA

Il contenuto fondamentale del Secondo Vangelo, che sarà sviluppato nel corso dell’anno, si può sintetizzare nella frase di apertura: “…Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”.

DOVE

Il luogo di stesura è strettamente legato all’identità dell’autore: se è vera l’informazione antica che lo vuole “scrivano” di san Pietro, il luogo più probabile resta Roma, data anche la presenza di molti latinismi nel suo  greco (lingua originale di tutti e quattro i Vangeli) piuttosto grezzo, poco raffinato. Un’altra ipotesi, meno probabile, è la Siria, mentre poco attendibile è la testimonianza di san Giovanni Crisostomo secondo cui Marco avrebbe composto il suo vangelo in Egitto.

QUANDO

Mc è il più antico dei Vangeli; Matteo e Luca infatti attingono da lui. Il lasso di tempo più probabile resta quello tra la morte di Pietro e la distruzione di Gerusalemme (tra il 64 e il 70), perché non si parla espressamente della distruzione della città.

PERCHÉ

Sarebbe meglio chiedersi: “per chi”. Marco scrive per una comunità di cristiani provenienti dal paganesimo e di lingua greca, che hanno poca dimestichezza con la lingua ebraica e i costumi giudaici, tant’è vero che spesso si ferma a spiegarli, come se i lettori li incontrassero per la prima volta.