Diario di bordo

Il deserto: passione per il vuoto eloquente

Venerdì e sabato scorso, 3 e 4 marzo, la comunità del Seminario si è fermata per prendersi un tempo di ritiro. Accompagnati da sorella Antonella Fraccaro, responsabile generale delle Discepole del Vangelo, abbiamo riflettuto, meditato, pregato, partendo dall'esperienza di Charles de Foucauld, come uomo che ha amato il deserto.

Subito, pensando al deserto, esso ci viene in mente come luogo di potenze ostili alla vita, luogo infecondo, in cui si possono trovare innumerevoli pericoli – come la fame e la sete, le tempeste di sabbia e i serpenti – che possono minacciare l'uomo. Certo il deserto può essere visto nel suo linguaggio geografico.
Con Charles de Foucauld invece possiamo vederlo anche nel suo significato simbolico.

Quando guardiamo alla vita del piccolo fratello, essa ci appare contraddistinta, proprio nel suo svolgimento, dal segno del deserto. C'è stato in quest'uomo un sempre crescente desiderio di annientamento, di solitudine e silenzio, di ricerca insaziabile della verità, perdendosi e inabissandosi nelle fragilità, nell'abbandono fiducioso in Colui che si ama. Cercando giorno per giorno l'Amore della sua vita: anche quando la strada viene coperta dalla sabbia, quando l'Amato sembra lontano.

All'inizio della sua vita a Nazaret, Charles si sente tutta l'angoscia che lo prende nel vedere in quale oscurità Dio voleva che egli vivesse la sua fede: “Aridità e tenebre; tutto mi è difficile: santa comunione, preghiere, orazione, tutto, tutto, persino il dire a Gesù che Lo amo... Bisogna che mi aggrappi alla vita di fede. Se almeno sentissi che Gesù mi ama! Ma Egli non me lo dice mai!”.
Ecco il deserto, ecco l'anima in angoscia: il piccolo fratello di Gesù però non si scoraggia. Perché proprio attraverso il deserto, anzi, i diversi deserti dell'anima, riesce a trovare degli spazi aperti per accogliere la Parola. Perché solo spogliandosi, svuotandosi gli è possibile trovare Dio.
Infatti la Parola veramente ascoltata non lascia inermi. Il vangelo, irrompendo nel silenzio, ha la forza di portare ordine.

All'inizio di questa Quaresima ecco il compito, e insieme la domanda: perché leggo la Parola di Dio?
Per lasciarmi inondare da essa, per nutrirmi di ogni parola che esce dalla bocca di Dio, per imparare ad amare, imitare e obbedire sempre più Gesù.