Diario di bordo

con lo sguardo del Padre

Ultima parte della nostra intervista, divisa in tre articoli (qui la prima, e qui la seconda parte), alla Fraternità delle Discepole del Vangelo che, da Settembre, vive con noi in Seminario.

     COMUNITÀ

- Comunità… qui noi, se possiamo, vorremmo parlare di Fraternità. Così infatti chiamiamo le nostre case. Fraternità è un concetto molto importante per Charles di Foucauld, e quindi anche per noi: ci dà subito il senso di una relazione familiare, e Gesù è stato uomo di relazione! In questo senso anche Charles de Foucauld desiderava essere fratello universale, in particolar modo dei più poveri e dei lontani.

Anche quando, in Algeria, costruisce un eremo in cui vivere, egli non vuole allontanarsi dalla popolazione locale e dai soldati francesi, anzi!, sempre qualcuno bussa alla sua porta. Scrive: “Per avere un’idea esatta della mia vita, bisogna tener presente che alla mia porta bussano almeno dieci volte in un’ora, e forse di più che di meno, e sono poveri, malati, viandanti di passaggi..”. La sua casa inizia a essere chiamata da tutti proprio khaoua, “fraternità”, luogo in cui cercare i beni e materiali e spirituali.

Da qui la vostra scelta di chiamare le vostre case "fraternità"...

- Si, esatto! Noi abitiamo in piccole fraternità, cercando di vivere con le persone intorno a noi uno spirito di comunione. Ci sembra che il termine fraternità rimandi proprio a una categoria che ci è familiare: quella di essere fratelli e sorelle. Da qui anche la scelta di farci chiamare sorelle, perché gli stessi Istituti religiosi nati dal carisma del Beato si definiscono piccoli fratelli e piccole sorelle!

     DIFFICOLTÀ

- Charles de Foucauld ha vissuto certamente difficoltà nella sua vita, a partire proprio da quel desiderio, nella sua giovinezza, di ritrovare Dio: un desiderio patito, sofferto. Il frutto però arriva solo quando non si fugge dalle difficoltà: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto” (Gv 12,24). Charles de Foucauld ha saputo accogliere queste difficoltà, e, in esse, si è lasciato guardare da Dio e si è guardato con gli occhi di Dio: questo apre alla speranza! Anche noi, accogliendo la sua eredità spirituale, sapendo che tanta gente vive molte più difficoltà di noi, raccogliamo la sua esperienza, per poter essere sempre più vicine agli uomini e alle donne di oggi.

 

Missione, famiglia, fraternità etc… tutti elementi della vostra presenza tra noi… quali le vostre speranze?

- Prima di tutto vogliamo davvero condividere ciò che siamo, ciò che ognuna di noi è e il carisma della nostra famiglia religiosa. La comunità del Seminario è il luogo che il Signore ci ha dato oggi per vivere la nostra vocazione, il nostro essere religiose. Siamo felici di poter non solo collaborare con una porzione della Chiesa torinese, ma anche di aiutare nella formazione dei nuovi preti. Ci affidiamo in questo a Charles de Foucauld, che ha vissuto il proprio sacerdozio con molto timore, ma anche con la ferma speranza e volontà di imitare Gesù e servire la Chiesa, nei più poveri.

 

Grazie sorelle per questa vostra testimonianza. Su Facebook, a commento dell’editoriale per la rubrica “Le parole”, ho detto che ci sarebbe stata una sorpresa… sono molto felice che collaboriate con noi, occupandovi , nella sezione Le parole, della rubrica “se il chicco di grano…”. Credo ancora di più che sarà un momento di fraternità condivisa, per conoscervi ancora più a fondo!