la città sul monteLa Città sul monte

Il nostro Arcivescovo Cesare ha intitolato la lettera pastorale di quest’anno “la Città sul monte”. In essa riprende le cinque vie indicate dal convegno di Firenze, unitamente a una riflessione importante sull’Evangelii Gaudium, alla luce anche delle riflessioni emerse durante l’Assemblea diocesana. Avrebbe potuto intitolarla “Cinque ambiti per la Chiesa di Torino”, avrebbe potuto porre l’accento sul cambiamento che, come Chiesa, siamo chiamati a compiere. Invece lo ha intitolato “la Città sul monte”, come se la Chiesa, popolo di Dio, camminasse con e verso il Signore per illuminare anche il mondo, e mai solo e soltanto se stessa.

Questo, talvolta, mi scombussola. Non è semplice camminare e nel frattempo accompagnare. Non è facile imparare, e nel frattempo guidare. Lo sperimento ogni giorno, da seminarista: chiamato talvolta a dare risposte o testimonianze, mi chiedo chi io sia per tracciare o illuminare una piccola parte di cammino ad altri: in fondo sto camminando anch’io! Ho creduto, per un po’, che da prete non si sperimentasse più questo senso di inadeguatezza. Esso invece fa parte anche della vita del prete, chiamato ad annunciare il Vangelo con la predicazione. Fa parte della vita del laico, chiamato ad annunziare il Vangelo nel luogo in cui vive e lavora. Fa parte del religioso, che con la sua vita di consacrazione rimanda continuamente alle nozze di Cristo con la sua Chiesa.

Le cinque vie, allora, ci dicono qual è il sentiero da seguire, in che modo dobbiamo camminare, dove lo dobbiamo fare e in che modo ci possiamo affiancare a chi è colpito da questo nostro andare, verso che meta ci stiamo muovendo.
  Il primo verbo, Uscire, ci dice la modalità che Dio ha usato per incontrarci, con l’Incarnazione. Uscire, dunque, da se stessi, uscire anche dalle chiese, certamente, per andare verso gli altri, per generare Chiesa, quella Chiesa, quel progetto di amore e unità di Dio, che traccia come madre il cammino che compiamo.
  Il verbo Annunciare ci dice in che modo dobbiamo camminare. Annunciare è una parola che mi sta a cuore, perché indica uno stile: il cristiano è una persona felice e attenta, e con il sorriso e l’attenzione sincera al prossimo, che trae dal rapporto personale e comunitario con Dio, può davvero camminare annunciando che Dio dona felicità.
  Terzo verbo è il verbo Abitare. Forse il verbo più difficile. Quante volte vorrei scappare dalle situazioni che mi mettono  a disagio, che mi pongono in difficoltà. Abitare significa non fuggire: da me stesso, dagli altri, dal luogo in cui vivo, dalla Chiesa. Abitare ci dice l’importanza della mia chiamata di cristiano qui e ora, ci dice l’importanza dello stare più che nel fare: Gesù non ha fatto nulla, sulla croce, ma il suo stare ha cambiato il mondo.
  Educare, a prima vista, potrebbe risultare un verbo un po’ altezzoso. Esso viene dal latino educere, a sua volta formato dalla particella e (da, fuori) e dal verbo duco (condurre): condurre, tirare fuori. Non si tratta allora di insegnare nulla a nessuno, ma di mostrare, con il nostro camminare, che c’è del bene in ognuno di noi, e che Gesù accresce e fa scoprire questo bene.
  Infine viene il verbo Trasfigurare: davanti a questo verbo ogni volta mi emoziono. “Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me”. Forse in pochi possono dire questa frase, ma sapere di esser in cammino, con il desiderio di ripetere le parole di Paolo, ci dice che ogni giorno, piano piano, con la preghiera e l’amore donato, siamo sulla strada che conduce dall’uomo vecchio all’uomo nuovo. Essere in cammino, però, già ci fa essere esempio per gli altri.

Ho pensato alla città sul monte: e mi è venuto in mente il Seminario, che domina su piazza Vittorio, quasi come una fortezza, dietro le case. Una città che vuole dare luce, una città formata da uomini non diversi da altri uomini, uomini in cammino che, pur non arrivati, desiderano quel Dio fedele, camminando nella sua Chiesa, per esserne pastori santi e santificatori.

 

Ciao, sono Emanuele!
sono nato nel 1994 e vengo da Leini, un paese in provincia di Torino. Dopo il liceo classico sono entrato in propedeutica e, di lì, sono approdato alla comunità del Maggiore, dove mi sopportano ormai da tre anni! Mi piace leggere, cucinare, viaggiare e soprattutto... parlare! Credo che proprio per questo mi abbiano chiesto, insieme a Federico, di occuparmi di tutto ciò che concerne media e comunicazioni in Seminario. Nel nostro blog 'le Parole' scrivo la rubrica 'Luce del mondo, sale della terra', affascinato dalla testimonianza che, come cristiani,  siamo chiamati a dare in qualunque cosa facciamo. In questo senso credo in un Seminario aperto verso l'esterno, perché sia segno per il e in ascolto del mondo: questo anche il senso del mio impegno con il sito e sui social.

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