Diario di bordo

don marco prastaroLunedì ha celebrato con noi la Santa Messa don Marco Prastaro, responsabile dell’Ufficio Missionario della nostra Diocesi di Torino, con cui abbiamo poi avuto il piacere di parlare. Vi proponiamo una breve intervista sulla sua esperienza in missione, e sui compiti dell'Ufficio Missionario oggi .

Afflato missionario

Grazie, Don, di essere stato qui oggi...
- Grazie a voi dell’invito. So che, come gruppo G.A.Mis., e quindi come Seminario, siete molto attivi: proponete preghiere per le missioni, scrivete ai nostri fidei donum…

Anche tu sei stato fidei donum, in Kenya, dico bene?
- Si, sono stato per 13 anni missionario in terra africana, prima a Lodokejek, e poi sono stato chiamato al servizio di vicario generale nella diocesi di Maralal, il cui territorio è grande come il Piemonte, e che ha 14 parrocchie. Lì mi occupavo dei catechisti, che erano un centinaio. Poi, nel 2011, a 10 anni dalla erezione di Maralal a Diocesi, ho aiutato il Vescovo nell’organizzazione della Diocesi, che fino a quel momento era organizzata principalmente dal punto di vista caritativo.

Perché è importante questa organizzazione?
- Guarda, ti faccio un esempio. La terra in cui mi trovavo soffre per la mancanza d’acqua. Nel 2001 non piovve per ben un anno e mezzo! Nel 2011 si ripresentò pressappoco la stessa situazione. Ci servivano aiuti per la popolazione. L’aver creato una rete efficiente, ma soprattutto trasparente, per le procedure di arrivo degli aiuti dagli stati europei, ci ha permesso di giungere prima degli altri a usufruire delle risorse umanitarie. Lo stile, in tutto questo, è importante! Prima di tutto la trasparenza e la giustizia, e poi anche lo stile comunitario: nel bisogno, tutta la comunità si muove per aiutare! In questo modo siamo arrivati in pochi giorni in villaggi dove, senza l’apporto delle comunità locali, saremmo arrivati dopo mesi.

In Kenya eri vicario nella Diocesi, oggi qui sei (oltre che parroco e VET) responsabile dell’Ufficio Missionario. In che modo questo Ufficio lavora?
- Certamente, per quanto ci riguarda, cerchiamo come Ufficio di tenere viva l’attenzione alla missio ad gentes, sebbene questo concetto, con Papa Francesco, sia passato da geografico ad esistenziale, con l’andare alle periferie dell’uomo. Ci occupiamo della formazione per chi parte verso i luoghi di missione, e anche di alcuni periodi dell’anno e di alcuni eventi: il mese missionario e la Veglia missionaria, la giornata in ricordo dei missionari martiri, la Quaresima di Fraternità. Credo che il nostro compito sia di farci promotori di un’unità nell’afflato missionario, sia ad gentes, con le molte proposte che realtà diverse della nostra Diocesi offrono, sia quotidiano, cioè verso le periferie dell’uomo. Per questo, per esempio, da qualche anno il sussidio per la Quaresima di Fraternità è curato da noi insieme ad altri 7 uffici della Diocesi. La missionarietà caratterizza la Chiesa, non solo il nostro Ufficio.

Come possiamo anche noi, in Seminario, adoperarci in questa missionarietà?
- Prima di tutto credo, come ho detto all’inizio, che sia bello che teniate i contatti con i preti fidei donum della nostra Diocesi. Credo, poi, che ciò che state vivendo sia già un servizio missionario: il Seminario è il momento che vi è dato per conoscere il vero volto di Dio, per poi annunciarlo. Conoscere il suo vero volto aiuta a non fare poi pasticci! Questo che vivete è un tempo di grazia, un tempo di missione!

Grazie Don. Concluderei con una frase che ci hai lasciato prima, durante l’omelia. “L’amore evangelico è il motore della storia e di tutti i popoli”.
- Si, conoscere e amare Gesù significa progredire: per questo Egli ci ha dato il mandato missionario. L’amore evangelico muove davvero la storia!

Grazie don Marco!
- Grazie a voi!