Diario di bordo

il gruppo gamisMissionari in Seminario?

- “Devo dirti una cosa”.
- “Spara”.
- “Vado in missione”.
- “Che notizia!! Sono senza parole. E in che Paese lontano andrai?”.
- “Qui”.
- "Come scusa? Non penso di avere capito".
- "Ma sì, hai capito benissimo. Parto in missione. Destinazione: Torino".

Ottobre è il mese missionario. Trenta giorni stabiliti nel 1960 per vivere un tempo di grazia in cui si sollecita un rinnovamento interiore e in cui si dà un respiro universale alla nostra fede, non lasciandola rinchiusa nelle nostre piccole realtà quotidiane. Esiste una Chiesa più grande, una chiesa con la  “C” maiuscola che soffre, spera, prega e ama.

 

Questa spinta missionaria la si può vivere ovunque: in parrocchia, in casa, al lavoro, in seminario…  Per questo faccio parte del GAMIS (Gruppo Animazione MISsionaria) insieme ad un gruppo di altri seminaristi. Il nostro obiettivo è prima di tutto vivere tutto ciò all’interno della comunità del Seminario Maggiore. Come lo facciamo? Semplice: prima di tutto pregando per le missioni, i missionari e le vocazioni; poi si cerca di “fare da ponte” con le missioni, portando all’interno del seminario notizie e informazioni. Durante la Quaresima organizziamola raccolta fondi per la “Quaresima di fraternità”.

Riceviamo, inoltre, durante il mese missionario, la visita di alcuni testimoni del Vangelo lontano dalla propria terra. Questo mese di ottobre,ad esempio, si è aperto con la messa e l’incontro di don Vitale Traina, tornato a Torino dopo 36 anni di missione in Guatemala.

Quest’anno, suggerito da uno di noi, ci incontriamo una volta a settimana per un caffè e condividiamo pensieri, notizie, tematiche che ci toccano come cristiani e come uomini. Oppure ci raduniamo semplicemente per una chiacchierata tra amici. Da un caffè, in effetti, possono nascere molte cose.

"Come la respirazione non può mai interrompersi, pena la morte, cosi l'ansia missionaria non può limitarsi ad una sola giornata annuale, se non si vuole correre il rischio di compromettere l'avvenire della Chiesa e la nostra stessa esistenza cristiana".

(Paolo VI)