Diario di bordo

Tornare a Nazareth

Dopo la gloria di Betlemme, dopo l’adorazione dei magi, dopo l’accorrere dei pastori è tempo di tornare a Nazaret. Il silenzio che accoglie il mistero dell’Incarnazione nella notte santa lascia il posto a quello dei trent’anni di quotidianità. Dove sono gli angeli? Dov’è finito l’eco di quel “Rallegrati!” risuonato tra le mura di una casa? Sotto gli occhi di Maria si svela il mistero dell’ordinario: crescere in età e grazia, essere figlio del carpentiere e del Padre, pregare in sinagoga e andare al Tempio.

Tornare a Nazareth

Anche noi torniamo alla nostra Nazaret: nella sessione d’esame. Non è la fatica del lavoro manuale, ma il costante tentativo di crescere in età e grazia – e umiltà – con gli studi teologici. Sentiamo vicine le parole pronunciate dal nostro Vescovo nella messa di Natale del mondo universitario torinese:

"Quando i dubbi vi assalgono e la fatica dello studio vi sembra troppo pesante, o quando tutto ciò che vi circonda rotola giù come un tappeto che si snoda senza poterlo fermare e voi siete lì, immersi in un tempo e in uno spazio che sembra non appartenervi, tanto è distante dalla vita reale e concreta di ogni giorno, allora ricordatevi di queste parole della Bibbia che vi annunciano che ogni valle viene colmata e ogni colle e monte viene abbassato, che il terreno accidentato si trasforma in piano e quello scosceso in pianura; questo vuole dire che ogni avversità, ogni sconfitta, ogni traguardo ritenuto impossibile diventa accessibile a chi ha fede e punta decisamente in alto senza scoraggiarsi mai”.

Siamo immersi in quel gioioso mistero d’amore di un Dio tanto grande da saper nascere, crescere, vivere la sua Ora.