Diario di bordo

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CARITA': VIVERE UN AMORE CONCRETO

Mi presento, sono Luca; ho 39 anni, vengo da Santena e sono al quinto anno di Seminario. Fin dal primo anno ho avuto la fortuna di conoscere e vivere il servizio caritativo, dimensione importante per la nostra formazione umana, con la Comunità di Sant’Egidio, che a Torino è molto attenta ai più poveri e fragili e in particolare ai senza dimora. Ho iniziato questo servizio che mi ha permesso di conoscere questa realtà nuova e per me sconosciuta.

Sant’Egidio è una Comunità nata nel 1968, dopo il rinnovamento del Concilio Vaticano II. E’ presente in più di 70 paesi del mondo. La preghiera, i poveri e la pace sono i pilastri fondamentali della Comunità. In questi anni ho scoperto che la preghiera, basata sull’ascolto della Parola di Dio, è la prima opera della Comunità poi ho scoperto anche che i poveri sono i fratelli e gli amici della Comunità.

Il venerdì sera, è il momento dedicato a questo servizio, che inizia con la preghiera e l’ascolto della Parola! Dopo le lezioni pomeridiane alla Facoltà teologica mi reco, con altri seminaristi, alla chiesa dei Santi Martiri e qui con i volontari della Comunità, nei locali retrostanti la Chiesa, organizziamo la serata di servizio. I volontari spesso portano borsoni con cibo preparato da loro oppure offerto generosamente da altri. Il servizio per noi seminaristi consiste nell’andare in due o tre dormitori della città, gestiti dal Comune o da qualche cooperativa e condividere, assieme ai volontari, momenti fatti di semplici dialoghi e poi la cena con gli amici che qui passano la notte.  

I dormitori che più spesso ho visitato sono “le Ghiacciaie”, oppure quello in piazza Massaua a Torino, oppure, durante l’emergenza freddo, quello allestito dal Comune e dalla Croce Rossa nel parco della Pellerina o in piazza d’Armi o in altri luoghi della città.

Siamo sempre accolti con grande amicizia e calore sia dagli ospiti che dal personale delle cooperative. Prima della pandemia era bello, dopo il servizio, sederci a tavola con gli ospiti della struttura, parlare del più e del meno con molta semplicità, dopo la cena. Dopo la pandemia abbiamo ripreso il nostro servizio ma senza più il momento conviviale: questo mi è dispiaciuto perché la cena è un momento speciale nel quale si può condividere molto sia dal punto di vista umano che spirituale.

Una cosa che mi è entrata particolarmente nel cuore dopo questi anni di servizio con la Comunità di Sant’Egidio è il vedere l’amore concreto che anima tante persone che si spendono e si donano agli altri; penso in particolare ai tanti uomini e donne che dedicano tempo, fatica e cura per alleviare le sofferenze dei più poveri della nostra città. Da questi fratelli imparo molto e mi sono di esempio per crescere nell’amore fraterno, soprattutto verso i più bisognosi, un amore che come dicevo è fatto di concretezza.

Un’altra grazia grande è la possibilità di rendermi conto di una realtà spesso nascosta della nostra città, fatta di tanti fratelli e sorelle che vivono nel bisogno, spesso senza una casa. Questi incontri mi chiedono non solo la disponibilità di consolare, ma anche di fare un tratto di strada con le persone più fragili; e poi disponibilità ad ascoltare il grido dei poveri, a pregare con loro e per loro. Questo è possibile se apro il mio cuore alle tante situazioni di povertà, di sofferenza, di solitudine e di abbandono che mi circondano. Questa esperienza di servizio mi insegna che siamo chiamati a comprometterci direttamente con gli altri, che è necessaria una conversione del cuore e degli stili di vita per incontrare, giorno dopo giorno, Gesù povero nei nostri fratelli più piccoli e fragili.

Luca C.