Diario di bordo

rematori

ATTI DELLO SPIRITO, ATTI DEGLI APOSTOLI

Proseguendo la riflessione iniziata dal mio confratello Giovanni sugli Esercizi Spirituali che come seminaristi abbiamo vissuto alcune settimane fa, mi soffermerò su alcuni tra i ricchi contenuti delle esegesi sugli Atti degli Apostoli, della prof.ssa Rosanna Virgili, che li ha guidati.

Gli Atti, letti tutti in una volta, risultano sorprendentemente avvincenti. La Chiesa appare come un corpo che si va formando, una rete di cuori in cammino, “rematori dalla Parola” sotto la regia dello Spirito.

Ma i rematori non sono soli, innanzitutto perché hanno Cristo Risorto: che non è una dottrina, ma un Corpo, presente con i discepoli per 40 giorni, per parlare loro del Regno (At 1).

E poi sono una comunità. Mentre sono riuniti nel cenacolo avviene la Pentecoste, il cui dono che desta meraviglia è, non che parlino un’unica lingua sacra, ma le lingue di tutti; e qui Pietro fa il primo annuncio, incentrato sul Kèrigma (At 2). Ma essere comunità nel Signore vuol dire anche essere un cuore solo: unità che non mortifica le peculiarità dei singoli, ciascuno con un proprio nome. Segno di questa unità è che “nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva”, e “veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno” (At 4). Per comporla, occorre avere un cuore integro, non diviso tra Dio e Mammona, ma unito tra due amori, Dio e il prossimo, come Gesù sulla croce, che abbraccia Dio e il mondo.

Poi il trauma della persecuzione e della lapidazione di Stefano; e dalla dispersione che ne segue, l’inizio di un nuovo annuncio. Gli orizzonti vanno ampliandosi: Filippo predica in Samaria, ma lo Spirito lo conduce verso Gaza per Battezzare un eunuco etiope, e poi altrove; Saulo il persecutore viene visitato dal Signore, ed entra a far parte della Chiesa, ed inizia a predicare lui stesso; Pietro, poi, è mandato da un centurione romano (pagano), Cornelio, per vedere che lo Spirito è disceso su di lui e sulla sua famiglia ancora prima che riceva il Battesimo. Ma, riconoscere lo Spirito in tutte queste novità, non è cosa scontata: a volte occorre fermarsi, ascoltarsi, rileggere quello che è successo, per arrivare al Suo riconoscimento e ripartire uniti: è il Concilio di Gerusalemme, vera lezione di sinodalità (At 15).

Affrontando, poi, la figura di Paolo, Rosanna Virgili, attraverso alcuni passi dell’apostolo, ha voluto sfatare il mito della sua presunta misoginia. In particolare, 1Cor 11 ci parla di una comunità dove sia uomini che donne profetizzano, e Paolo non dà alcun segno di volerlo proibire.

E l’ultimo viaggio è verso il “nuovo mondo”, con l’approdo provvidenziale di Paolo a Malta dopo la tempesta, un po’ come un migrante odierno; e infine con l’arrivo a Roma, dove vivrà i suoi ultimi due anni in un monolocale, accogliendo tutti.

In questa “dispersione” ai quattro venti, la Chiesa ha superato la separazione tra sacro e profano, per portare il sacro nel mondo, ed elevarlo alla santità di Dio; uscita chiesta ancora a noi oggi, di fronte alle sfide di questo tempo che ci è dato vivere come discepoli.

Mauro